Storie di sodomiti e sodomizzati: Veneto Banca

E così siamo arrivati al dunque: anche Veneto Banca, come Popolare di Vicenza, è costretta ad azzerare il valore delle azioni. Pare comunque disposta ad andare in conciliazione con gli azionisti. Questa si che è una consolazione…CC 2016.06.01 Venetobanca 001Non avendo trovato sottoscrittori “di peso”, e non sappiamo da cosa sia dipeso, Veneto Banca è stata costretta ad azzerare, o quasi, il valore delle azioni.
Una storia che ricorda fin troppo da vicino Banca Popolare di Vicenza, che come è ormai noto ha fallito il tentativo di quotazione ed è stata “salvata” dal fondo Atlante.
E a cosa stanno pensando i cervelloni della banca? A convincere gli investitori a mettere nuovi capitali nella banca, è ovvio.
Più probabilmente sarà ancora una volta il fondo Atlante a mettere una pezza.
Secondo un comunicato dello stesso istituto di credito, Veneto Banca si dice disponibile ad andare in conciliazione con tutti i suoi clienti possessori di azioni, di fatto ormai talmente svalutate da essere invendibili. La nostra speranza è che non sia solo un’arma a disposizione della banca per chiudere la vicenda a poco prezzo, ma che le condizioni della conciliazione siano eque e garantiscano un giusto risarcimento ai risparmiatori coinvolti. Tanto più che pesa il sospetto che le azioni siano state vendute senza informare i consumatori dei possibili rischi, abbassandone poi il valore dell’80-90% rispetto solo a pochi mesi prima e rendendo di fatto nulla la possibilità di rivederle.
Un po’ di storia: a dicembre 2015 Veneto Banca aveva fissato il prezzo di recesso delle azioni a 7,30 euro, obbligando di fatto gli azionisti che avessero voluto liberarsi delle azioni a perdere l’81% del valore di ogni azione (solo ad aprile il valore era a 39,50 euro). Per queste ragioni l’istituto di credito è stato diffidato per aver violato i diritti e gli interessi dei consumatori stabiliti dal Codice del Consumo e dalla normativa dei settori bancario e finanziario, vale a dire dalla Consob, l’organismo di controllo in seno alla Banca d’Italia, la banca della quale sono proprietarie le maggiori banche nazionali.
Ed ora, cosa sta per accadere agli azionisti?
Semplice: trattandosi di una banca non quotata, dopo aver acquistato le azioni i clienti non hanno la possibilità di liquidarle. L’unico modo di liberarsene, infatti, è quello di rivenderle alla banca stessa, che però non è tenuta a riacquistarle. E la banca  non solo ha tagliato il prezzo dell’81% Veneto Banca ma impedisconoe ufficialmente agli azionisti di avvalersi del diritto di recesso. Infatti se anche i risparmiatori fossero disposti a subire le perdite, le normative varate guarda caso qualche mese fa da Bankitalia permettono alle banche popolari di escludere il diritto di uscita ai soci nel caso in cui la banca non rispetti il capitale minimo richiesto dalla Bce.
Ma le brutte sorprese non sono finite: il rischio che siano gli azionisti a pagare le difficoltà della banca è alto. Se non dovesse andare in porto la ricapitalizzazione e nessuno degli investitori istituzionali, come pare, fosse intenzionato a mettere soldi nel fondo Atlante per salvare la banca, potrebbe scattare il meccanismo del bail-in; in questo caso proprio i possessori di azioni e obbligazioni sarebbero obbligati a mettere soldi di tasca propria per tenere a galla l’istituto di credito. Difficile uscirne, il nostro consiglio è: chi ha la possibilità di andarsene – titolari di obbligazioni quotate e correntisti – farebbe bene a migrare altrove il prima possibile.
E per la serie: le favole della buona notte, la banca (e questo vale anche per Popolare Vicenza) avrebbe intenzione di quotarsi in Borsa nei prossimi mesi. Grazie a questo gli investitori dovrebbero (dovrebbero) riuscire a rivendere le azioni. Si ma, a che prezzo?
Conti in rosso e aumento di capitale imposto dalla Banca Centrale Europea entro il primo semestre 2016 sono due premesse poco incoraggianti, che porteranno certamente la banca ad offrire le nuove azioni a prezzi stracciati, penalizzando così i vecchi azionisti.
E poi c’è chi dice via dall’Europa… Certo, perché così anche quel minimo di controllo verrebbe a cadere.

Alberto C. Steiner

Credit Suisse e vergini dai candidi manti

Padre Flaherty, il Monsignore protagonista del romanzo scritto dal francese Jack-Alain Léger nel 1976, è un americano di origine irlandese. Paracadutista, responsabile di un settore dei servizi segreti vaticani, vive una doppia vita, quella occulta in un attico affacciato sull’Appia, con la propria compagna e relazioni ad alto livello nell’alta finanza, non esattamente adamantina, dei rapporti con la mafia dalla quale viene alla fine tradito.
Ad un certo punto il romanzo traccia un veritiero, e tuttora insuperato, spaccato delle procedure di sicurezza finalizzate a tutelare l’identità e la consistenza patrimoniale dei clienti di una banca svizzera. La banca in questione è ovviamente inventata ma l’autore ricevette pressioni affinché in una successiva edizione del romanzo modificasse il capitolo.A photo taken on November 1, 2011 showsRelativamente all’affaire Credit Suisse, oggi su tutti i giornali, i giornalisti del settimanale L’Espresso, che da grandi avrebbero voluto fare gli aggenti seggreti e invece si sono ridotti a fare i pennivendoli, nel pubblicare l’articolo del 12 febbraio scorso, scrissero di email criptate e messaggi riservati nei quali i funzionari del gruppo elvetico discutevano tra loro di conti segretati e intestazioni fittizie. Come no.
Non è certamente grazie all’articolo del settimanale radicalchic che le Fiamme Gialle hanno potuto dipanare la matassa di polizze assicurative farlocche, ma grazie a un lavoro investigativo durato quasi due anni in gran parte basato, come spesso accade in queste circostanze, sulle ammissioni di personaggi coinvolti ai quali è stata promessa riservatezza, anzi obliterazione, relativamente a certe debolezze ed a certi vizietti. Non piace? È così che funziona, baby.
Oggi il virginale mondo finanziario grida allo scandalo: polizze assicurative farlocche per costituire all’estero la stratosferica disponibilità di, stando ai riscontri, 14 miliardi di Euro. Nihil sub sole novi: è un sistema vecchio come il mondo. Destino 100 ad una polizza di assicurazione sulla vita a cosiddetto premio unico, mia o aziendale, che va quindi imputata nei costi. Per la legge italiana un’assicurazione sulla vita è insequestrabile ed impignorabile.
Bene, se la polizza è in capo ad una banca svizzera il “monte” è presso la sede istituzionale e territoriale della banca stessa, cioè in Svizzera.
Una volta che la polizza è attivata, vado (fisicamente, perché mi tocca) in Svizzera e riscatto la polizza. Al netto dei caricamenti, cioè delle spese vive e tra queste la provvigione dell’agente che l’ha stipulata, e del costo finanziario, vale a dire della monetizzazione della previsione di guadagno sull’investimento che la Compagnia, in questo caso la banca, avrebbe potuto conseguire amministrando i valori da me conferiti sottoscrivendo la polizza, recupero circa il 65% della somma sottoscritta. Considerato che la pressione fiscale sarebbe almeno del 47% è un guadagno.
Ovviamente tramite la stessa banca la reinvesto in modo sicuro e lontano da sguardi indiscreti. Fine della storia.
Se confermate, le accuse a carico di Credit Suisse rappresenterebbero una gravissima violazione alle norme internazionali antiriciclaggio. E con questo? A mio parere Credit Suisse non ha fatto altro che svolgere, onorevolmente e con professionalità, il proprio mestiere di banca svizzera. E senza ipocriti paludamenti etici.
Sono i Fabbichètta briantei, caso mai, quelli sui quali ci sarebbe da dire: quelli che lamentano la stretta creditizia, la pressione fiscale, il mancato aiuto di non si sa quale stato quando sono loro i primi a tentare in ogni modo di fotterlo, questo stato, e con lui i loro concittadini. Perché, come affermò anni fa l’allora presidente degli industriali brianzoli del legno e del mobile, praticamente mio suocero: la ricchezza di pochi vive della povertà di molti, è inutile stare a menarla, è così. E tutto il resto è finzione, bigottismo, ipocrisia.
Fine del cinema.
Ah no, dimenticavo: qualcuno si sarà chiesto perché ho citato i “fabbrichètta briantei”. Perché rappresenterebbero, allo stato delle indagini, il 64% dei sottoscrittori delle polizze farlocche.

Alberto C. Steiner

Nuovi giocattoli bancari: la Bad Bank. A spese dei contribuenti.

“Mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente”, avrebbero sentenziato Carpinteri e Faraguna, le glorie satiriche del quotidiano triestino Il Piccolo.
Invece no, è tutto vero e se ne sta discutendo in questi giorni. Ma in che cosa consiste la Bad Bank per le sofferenze, ed in particolare per quelle immobiliari? Assolutamente in nulla di nuovo e, naturalmente, in nulla che si possa fare senza il consenso di Commissione e BCE.CC 2016.03.03 Bad Bank 1Ma vediamo come funzionerà il giocattolo: lo schema di accordo prevede che il Tesoro presti, dietro una remunerazione che dovrà essere di mercato per evitare l’accusa di aiuto di Stato, una garanzia fideiussoria alle società-veicolo costituite ad hoc – la o le bad bank – per l’acquisto dei crediti in sofferenza oggi detenuti dalle banche italiane. Non di quelli buoni, bensì di quelli marci: anomali, tossici, di dubbia esigibilità.CC 2016.03.03 Bad Bank 4Le società veicolo compreranno dunque i crediti in sofferenza effettuando un investimento che sarà remunerato attraverso due meccanismi: incassando i crediti da quegli stessi debitori in sofferenza che già facevano fatica a ripagare (meglio, che non ripagavano proprio) le banche o, se non dovesse essere sufficiente, escutendo la garanzia rilasciata dallo Stato.
Lo Stato si accollerà quindi, almeno parzialmente, il rischio credito connesso al mancato rimborso delle sofferenze attualmente nella pancia delle banche e lo sforzo sarà tanto più oneroso quanto più alto sarà il prezzo che le bad bank dovranno pagare alle banche per l’acquisto. Quello che rende complicato un meccanismo apparentemente semplice è proprio il fatto che il prezzo di cessione dei crediti sarà inevitabilmente condizionato dal valore al quale essi sono attualmente iscritti nei bilanci delle banche. Valore ormai ampiamente esuberante rispetto al valore di mercato dei beni a suo tempo costituiti a garanzia.CC 2016.03.03 Bad Bank 3Faccio un esempio: immaginiamo un prestito in sofferenza del valore nominale di 1.000 Euro, a suo tempo garantito da un immobile del valore di 1.000 ma iscritto per 3.000, e già c’era qualcosa che non quadrava… Il prestito sarà stato svalutato in funzione delle concrete probabilità di recupero, per definizione inferiori al 100% trattandosi, appunto, di sofferenze; la banca, cioè, avrà già registrato nel conto economico degli anni passati una perdita pari alla quota del credito che non ritiene più recuperabile. Ora, se ipotizziamo che la svalutazione sia stata del 50% (e quindi che la banca immagini ancora di recuperare il residuo 500) e che non voglia subire ulteriori perdite, il credito dovrà essere venduto a un prezzo non inferiore a 500. In caso contrario, la stessa cessione alla bad bank genererà altre perdite nei bilanci delle banche, e la necessità di nuovi aumenti di capitale. Come si fanno gli aumenti di capitale? Semplice: mungendo il parco buoi, vale a dire i risparmiatori sottoscrittori delle azioni della banca.
Si dà il caso che il grado di svalutazione medio delle sofferenze nei bilanci bancari vada da un minimo del 43% (Banco Popolare) a un massimo del 65,3% (Montepaschi).
E si dà anche il caso che, secondo le previsioni, il prezzo medio stimato per le cessioni di portafogli di sofferenze sia intorno al 25%-30%; se queste stime si rivelassero corrette, il sistema bancario si troverebbe difronte alla concreta possibilità di dover sopportare nuove perdite per una cifra vicina ai 40 miliardi di euro, rappresentati da quel 10-20% medio di delta tra grado di svalutazione e prezzo di cessione, se vorrà davvero liberarsi delle sofferenze.
Ci ritroveremo, dunque, da un lato le banche che tenteranno di tenere il prezzo dei crediti più alto possibile, dall’altro le bad bank che cercheranno di abbassarlo temendo di perdere parte dell’investimento necessario ad acquistarli. In mezzo rimarrà il Tesoro, che con le sue mirabolanti fideiussioni a garanzia rischierà di fare la fine del vaso di coccio tra i due vasi di ferro, prendendosi perdite scaricate dagli altri.
Non ci credete? Per averne la riprova basta chiedere dove le bad bank prenderanno i soldi per comprare i crediti. Nel posto più vicino e semplice da immaginare: saranno prestati dalle stesse banche cedenti. La bad bank emetterà obbligazioni, le obbligazioni verranno acquistate dalla banca cedente e la bad bank utilizzerà il danaro raccolto per acquistare i crediti, così restituendolo alla stessa banca cedente. La banca cedente metterà successivamente sul mercato i titoli, completando così nei fatti una cessione fino a quel momento effettuata solo sulla carta.
Sembra un po’ strambo, ma questo meccanismo è usuale nelle operazioni di cosiddetta cartolarizzazione, e comporta un rischio: che il prezzo di cessione dei crediti non corrisponda al loro valore reale perché negoziato tra due controparti non indipendenti tra loro. Nelle operazioni di mercato questo rischio è trascurabile, poiché la banca sa bene che se vuole liberarsi dei titoli emessi dalla bad bank, deve farlo a prezzi corretti pena il rischio di non trovare compratori. Ma siamo sicuri che accadrà la stessa cosa anche in un’operazione in cui interviene lo Stato con la sua garanzia? E’ evidente che in questo caso le banche e le bad bank potrebbero avere la tentazione di gonfiare i prezzi, approfittando della presenza del Tesoro e delle sue garanzie per scaricare sui contribuenti gli effetti della sopravvalutazione dei crediti ceduti.CC 2016.03.03 Bad Bank 2Negli Stati Uniti sarebbe addirittura considerato illegale e fioccherebbero condanne fino a 75 anni di detenzione, che non verrebbero trascorsi al centro clinico del carcere o ai domiciliari…
Ora possiamo finalmente tornare alla domanda dalla quale siamo partiti: questo meccanismo può funzionare senza il consenso dell’Unione Europea? Considerato che la garanzia statale sarà finanziata dallo Stato in deficit, che il deficit sarà coperto dal debito pubblico, che il debito pubblico italiano viene abitualmente acquistato dalla BCE nel contesto del programma di Quantitative Easing e che seduti nel board della stessa BCE non ci sono proprio dei fessi… beh, direi che la risposta è abbastanza semplice. Fine della storia e…. chi vuol esser lieto sia.

Alberto C. Steiner

Sempre più affilati i denti a sciabola della finanza etica

Il 9 luglio scorso pubblicavamo l’articolo Analisi del portafoglio di Banca Etica Sgr leggibile qui che argomentava, dati alla mano, come il portafoglio dei titoli componenti i fondi che detto istituto di credito offriva ai propri clienti non fosse affatto etico.Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Io odio la finanza sostenibileL’articolo riprendeva, aggiornandolo ed integrandolo, quanto scrivemmo il 7 novembre 2013 leggibile qui nonché il breve saggio: Attenti! ora la finanza speculativa si traveste di verde, pubblicato addirittura il 18 novembre 2009 sul sito TGCom24 a firma Fiori & Foglie, linkato all’interno dell’articolo citato sopra.
A confortare ciò che scrivemmo giunge il 30 dicembre scorso l’articolo Possiamo fare a meno dei fondi etici? pubblicato su Comune-Info a firma di Paolo Trezzi e leggibile qui: un punto di vista assolutamente critico e dettagliato su Etica sgr, la società di gestione del risparmio che, scrive l’autore, “corre sempre di più il rischio di amministrare portafogli di società quotate piuttosto discutibili” affermando perentoriamente: “Etica Sgr, la società di gestione del risparmio di Banca etica (e altri), dovrebbe chiudere, essere chiusa. In forza delle stesse ragioni per cui è nata Banca etica.”
Per parte nostra lasciamo volentieri la lettura dell’articolo, dove si parla di armi, autostrade, sfruttamento di lavoro minorile e chi più ne ha più ne metta, a chi fosse interessato. Senza ulteriori commenti. Quel che avevamo da dire lo abbiamo già detto.

Alberto C. Steiner

Finanza creativa: i cavalieri che distrussero l’impresa

Oggi avrei dovuto andare all’IVG, Istituto Vendite Giudiziarie, di Mantova accompagnando un tizio che vuole vedere un’attrezzatura completa in acciaio inox per ristorante: armadi frigoriferi, banchi di lavoro, lavelli, forni, schiacciapizza, rullatrice, lavastoviglie, cappa aspirante eccetera eccetera in vendita a settembre con base d’asta 15mila su un controvalore a nuovo non inferiore a 90mila (ma sono praticamente nuovi) con ulteriore possibilità di ribasso, forse anche del 50%, in sede di trattativa a saldo e stralcio con la banca creditrice.Cesec-CondiviVere 2015.07.31 Finanza creativa 001Il tipo, presentatomi da un commercialista che conosco da tempo, si occupa dell’allestimento di bar e ristoranti e, quando l’ho incontrato,  ancora prima che profferisse verbo mi è piaciuto quanto un calcio nei denti.
Avendo poi profferito, insieme con il verbo, anche predicato e complemento oggetto, potete immaginare il mio entusiasmo…
Come se non bastasse ha aggiunto: “Se ha macchine per caffè io ho un gruppo di egiziani che le cercano, non hanno limiti: anche mille pezzi a carico. E pagano per contanti.”
Ho guardato il commercialista e, con sguardo angelico e bocca a culo di gallina, gli ho chiesto: “Marco, ma tu lavori con gente che va ancora in giro con la mazzetta dei contanti?”
E, visto che il Marco in questione, osservando con estremo interesse una graffetta sulla scrivania ha saputo replicare soltanto: “Ehm… boff, sgrunf” mi sono rivolto al tizio e, guardandolo dritto negli occhi con sguardo non più angelico, ho replicato: “Mi ascolti bene, ma bene. Già il fatto che siano egiziani me li fa stare sui coglioni per motivi miei che non le sto a spiegare, e il fatto che paghino per contanti mi fa vomitare. Nel mio mestiere conosco solo carte di credito e bonifici, e comunque in tribunale non è ammesso il pagamento per contanti. E, giusto per precisare, io mi occupo di immobili e queste attrezzature sono giusto dentro un immobile di mia competenza, sono qui solo perché il dottor Marco mi ha parlato di un’opportunità per certi suoi clienti. Diversamente non me ne può fregar di meno, e non faccio il trovarobe e meno ancora per un qualsiasi Muhammad, fosse anche lo sceicco del Putanistan.”
Ho infine chiarito alcuni concetti, che non è il caso qui di precisare, e per farla breve ci siamo accordati per la gita a Mantova.
“Chi viene?” ha chiesto il finto ingenuo che è in me.
“Io, lei e i miei due soci egiziani” ha risposto il tizio.
“Ah, bene. E come andiamo?”
“In auto” ha replicato il tizio con uno sguardo stupito.
“Ecco. Guardi in auto con lei che già non conosco ma comunque non mi piace, e due egiziani che pagano per contanti io non ci faccio nemmeno duecento metri. Spiacente, vi fornisco le coordinate e andate da soli.”
“Beh, lei adesso sta diventando offensivo.”
“Si? E che me frega… sapesse come trovo io offensivi per la gente onesta che si fa il culo dei tizi che girano scucendo decine di migliaia di euro in contanti per spolpare i morti.”
Sarcastico, il tizio replica: “Cos’ha, paura di essere fermato e che abbiamo il fumo in macchina?”
“Fermato? Per quel che me ne frega potete anche avere esplosivi, in macchina. Dovesse capitare io me la sfango in dieci minuti, glie lo assicuro. No, semplicemente non voglio essere fotografato o filmato con voi.”
Quando, previ accordi scritti e firmati e deposito cauzionale di un acconto sulle mie competenze, ho fornito le coordinate al commercialista – perché figuriamoci se io dò il mio telefono a gente del genere – il povero Marco mi fa:
“Sai cosa ha detto il tizio quando te ne sei andato?”
“No, però posso immaginarlo…”
“Beh, ha detto: certo che il tuo amico è proprio un grandissimo stronzo e fa l’arrogante perché non ha capito con chi ha a che fare.”
“E tu gli hai risposto?”
“Si, gli ho detto che proprio perché lo avevi capito benissimo ti sei comportato da stronzo arrogante.”
“Si però Carlo, la prossima volta evita di farmi incontrare certe merde.”
Bene, fin qui il siparietto. In diciotto anni di questo mestiere ne ho incontrata di gente del genere, e questi non sono nemmeno dei peggiori, sono solo manovalanza della fuffa.
Ma quello che mi preme evidenziare è che questa è solo l’infinitesima parte della punta dell’iceberg: l’Italia viene smontata, letteralmente, a pezzi, i tribunali traboccano di beni sequestrati, compresi “tre manichini a 78 euro” o “fotocopiatrice multifunzione Ricoh a offerta libera” o ancora “impianto di mungitura a 5.000 euro” che costa di più mantenere nei capannoni che regalare. Sequestrati ad aziende messe nella merda dalle banche al primo stormire di vento contrario. In ossequio a progetti superiori che vogliono l’Italia terra bruciata? Chissà.Cesec-CondiviVere 2015.07.31 Finanza creativa 002Il mondo delle vendite giudiziarie pullula, oggi più che mai, di avvoltoi che acquistano per un piatto di fagioli beni, anche tecnologici, di valore notevole; imballati in container questi prendono la via di paesi prevalentemente asiatici, dai quali ritornano come nuovi e provvisti della documentazione per poter essere commercializzati in leasing o con l’ausilio di finanziamenti pubblici agevolati. In realtà i container fanno giusto un po’ su e giù in autostrada o in ferrovia, quando lo fanno, perché sgrassatori, vernici col glitter, etichette e punzoni sono già tutti qui in compiacenti capannoni, non di rado apparentemente dismessi. E il viaggio per mare? lo fanno, lo fanno… su navi che non salpano l’ancora da decenni.
Non è infrequente che lo stesso bene torni nuovo anche tre o quattro volte nel corso della propria esistenza: venduto, finanziato, sequestrato, acquistato, ricondizionato a falsamente nuovo, venduto, finanziato…. ok ci siamo capiti. E tutti lo sanno. Pare si chiami finanza creativa.

Alberto C. Steiner

Analisi del portafoglio di Banca Etica Sgr

Un paio di anni fa partecipammo ad una squallida kermesse organizzata dalla finanza dai denti a sciabola travestita da finanza etica, dalla quale nacque questo articolo pubblicato il 7 novembre 2013 sia sul nostro blog sia sul nostro sito partner Consulenza Finanziaria e che comprende il minisaggio (linkato all’interno) Attenti! ora la finanza speculativa si traveste di verde.Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Io odio la finanza sostenibileOggi siamo andati a rivedere la posizione della banca nota per dichiararsi etica e che offre ai propri clienti, i quali devono essere necessariamente soci per sottoscriverli, i fondi Valori Responsabili tramite la controllata Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo, che secondo quanto dichiarato nel disclaimer del proprio sito web è “l’unica in Italia che colloca esclusivamente fondi comuni d’investimento etici” specificando che “i fondi sono quattro e investono in titoli di aziende e stati selezionati in base a criteri di responsabilità sociale e ambientale secondo un approccio di gestione non speculativo che guarda la creazione di valore in un orizzonte temporale sostenibile”.
Nel fondo oggetto dell’analisi precedente, agevolata dal fatto che venivano pubblicati tutti i titoli in portafoglio, osservammo un pacchetto azionario di Shell, compagnia petrolifera nota per non essere affatto etica, mentre oggi notiamo come Etica Sgr, al pari degli altri gestori, non esponga più l’intero portafoglio ma solo i primi dieci titoli.
Senza andare a fare i detective, e non è detto che non l’abbiamo fatto ma il carico da undici ci riserviamo di buttarlo sul tavolo se necessario, ci limitiamo ad esaminare per linee generali i primi dieci titoli, che indichiamo nella tabella sottostante seguiti da un numero che corrisponde alla percentuale di azioni detenute sul valore del fondo, fatto 100 il valore stesso. Questi primi dieci, messi insieme, costituiscono appena il 16% del fondo, e per ora non diciamo se ed in quale posizione abbiamo ritrovato la Shell…

Ed ecco qui la Top Ten:
Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Fondi Etica Sgr 001Vodafone
Vodafone Group è una multinazionale con sede a Newbury, nel Regno Unito, che controlla il 100% di Vodafone italia. Su Wikipedia è possibile vedere il dettaglio delle 75 presenze a livello mondiale e le sponsorizzazioni, comprese quelle relative alla Formula Uno. È il più grande operatore al mondo per fatturato e possiede partecipazioni in aziende di engineering che si occupano dell’aspetto tecnologico: ponti radio, centraline, installazioni.
Del Gruppo fa parte Vodafone Automotive SpA con sede a Varese, fino al 31 marzo di quest’anno conosciuta come Cobra Automotive Technologies ed avente per oggetto la progettazione e produzione di apparati elettronici per la sicurezza dei veicoli e per lo sviluppo di servizi basati sulla geolocalizzazione sulla base delle tecnologie Machine to Machine.
UPS
Il colosso americano attivo nel trasporto di piccole partite: buste, pacchi, collettame affidati a padroncini proprietari dei mezzi e notoriamente sottoposti a turni massacranti, esattamente come gli addetti ai centri di smistamento ed ai rapporti telefonici con la clientela, ben pochi dei quali sono assunti con contratti che non siano a tempo determinato o a progetto.
Cisco Systems
Nasce nel 1984 a San Jose, in California, da un gruppo di ricercatori della Stanford University e in breve diventa una delle aziende leader nella fornitura di apparati di networking, focalizzandosi sulla produzione di router. Attualmente vi lavorano oltre 60.000 persone nel mondo. Poduce apparati per il funzionamento delle reti LAN, MAN, WAN e VLAN e il sistema operativo IOS che le pilota. Nell’ottica della fornitura di soluzioni complete, Cisco è entrata anche nel mercato della sicurezza, con Firewall e VPN, in quello della telefonia con IP Telephony, dell’archiviazione con SAN, Storage Area Network e del computing su piattaforma x86.
L’azienda investe molto nella formazione di professionisti competenti nelle nuove tecnologie sviluppate, tramite il database accessibile da internet con tutta la documentazione ed esempi su tutte le apparecchiature e tecnologie. Ha sviluppato inoltre un programma mondiale, chiamato Networking Academy, che permette agli studenti di imparare a progettare, realizzare e mantenere reti in grado di supportare organizzazioni nazionali e globali, tramite una piattaforma di e-learning all’avanguardia.
Diageo
Tra i consumatori un nome pressoché sconosciuto, ma è una potenza mondiale: Jonnnie Walker, J&B, Guinness, Smirnoff, Baileys e tanti altri marchi. Diageo è una impresa mondiale sul mercato degli alcolici e fa parte delle 100 aziende con la maggior capitalizzazione nella borsa di Londra. Il gruppo è nato dalla fusione nel 1997 di due imprese: la britannica GrandMet e l’irlandese Guinness Plc ed i prodotti del brand sono quelli riportati nella tabella seguente:Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Partecipazioni DiageoTate and Lyle
Primo produttore mondiale di zucchero… parliamone! Nel 2005 creò una joint-venture con il colosso chimico Dupont e in Italia è proprietario del marchio Eridania. A Ossona e a Bergamo, dove ha la sede, vi sono due fabbriche di prodotti chimici industriali che potrebbero essere utilizzabili anche per finalità belliche.
Tesco
Gruppo di distribuzione britannico attivo a livello internazionale, il primo del paese con più di duemila punti vendita, e uno dei maggior d’Europa.
il primo punto vendita Tesco aprì nel 1929 e nel 1947 venne quotato alla  borsa di Londra. Nei decenni successivi l’azienda crebbe fino ad avere, nel 1977, una propria centrale d’acquisto. È del 1995 l’introduzione della prima carta fedeltà per i clienti di Tesco e due anni dopo, grazie ad un accordo con Esso, inizia la vendita di carburanti presso stazioni di servizio a marchio Tesco.
L’azienda è attiva anche come operatore telefonico, e, in seguito alla joint-venture con Royal Bank of Scotland, in campo finanziario.
Mitsubishi EstateCesec-CondiVivere 2015.07.09 Mitsubishi EstateLa Mitsubishi Estate Co., Ltd. è un’azienda del settore immobiliare appartenente alla Mitsubishi Corp. È maggiore azionista di alcune delle principali banche giapponesi e, oltre all’attività in campo automobilistico e nell’elettronica di consumo, è attiva in campo energetico.
Metso OyiCesec-CondiVivere 2015.07.09 MetsoOlio e gas, cellulosa e carta, miniere sono i settori di attività della multinazionale finlandese che, attraverso la controllata Teollisuuden Voima Oy è impegnata nella costruzione di un terzo reattore nucleare nel sito di Olkiluoto.
Hochtief AGCesec-CondiVivere 2015.07.09 P38Uno dei leader europei del cemento con head quarter a Essen in Germania, vale 23,23 bilioni di Euro ed è cointeressato in un fondo del Qatar – il paese con le più grandi riserve di gas al mondo – che, salito al 10% di Hochtief, in Germania è anche azionista di rilievo di Porsche e Volkswagen.
Attivo nell’edilizia ha costruito grattacieli a Francoforte, il Triumph-Palace di Mosca, gli aeroporti di Varsavia, Atene, Düsseldorf, Amburgo, Sydney, Budapest e Tirana. Nel gennaio 2011 si è strutturato in quattro divisioni: Hochtief Americas, Hochtief Asia-Pacific, Hochtief Europe e Hochtief Concessions.
Hochtief significa anche Bilfinger, interessata alla partecipazione come riferito nel 2013 dal giornale finanziario Handelsblatt. Bilfinger, impegnata in molti settori, ha rilevato il marchio Walther, che nel 1993 celebrò il centenario dalla fondazione. La produzione Walther, apprezzata in tutto il mondo, riguarda armi da fuoco per uso militare e di polizia, carabine per la caccia ed armi per il tiro sportivo.
Carrefour
È il secondo più grande gruppo al dettaglio nel mondo in termini di reddito e vendite dopo l’americana Wal-Mart ed il primo a livello europeo; in Italia è il secondo distributore nazionale. Carrefour è presente in 30 paesi, principalmente nell’Unione europea, Brasile e Argentina, oltre che in Nord Africa e Asia. Il primo supermercato Carrefour aprì nel 1959 ad Annecy in Francia, ed oggi è il punto vendita Carrefour più piccolo al mondo. Il primo punto vendita italiano viene aperto a Carugate nel 1972 grazie ad un accordo al 50% con la Standa. Carrefour è azionista di Carrefour Banca, che si occupa di credito al consumo e prestiti personali.

Bene, detto questo non ci sembra di avere altro da aggiungere, salvo rammentare che Banca Etica è partner di riferimento finanziario in quasi tutti i progetti di solidarietà, accoglienza, multiculturalità dai più grandi ai più minuscoli, compresi quelli che non stanno in piedi nemmeno per scommessa ma che costituiscono il business del terzo settore e, nei paesi sottosviluppati come il nostro, delle camarille del terzo millennio.
A proposito, noi non siamo etici: siamo vergini e santi.

Alberto C. Steiner

Rubare ai ladri

Tra i miei clienti annovero alcune banche, ma non lo faccio mai senza il guanto e non le bacio in bocca, specialmente quelle che si definiscono etiche.
Ma come, si chiederà qualche lettore, sono tue clienti e ne parli con malcelato disprezzo? Certo, io sono un mercenario, loro lo sanno, sono bravo a toglier loro le castagne dal fuoco, specialmente quando ci sono di mezzo casini che loro stesse han combinato. Mi pagano per questo e se mi vogliono sono così, dolcemente complicato… ma sanno benissimo cosa penso di loro, e se non gli sta bene si fottano.
Vengo al dunque: l’altro giorno una di loro mi chiama per dirmi che sono in scadenza certe obbligazioni e per propormi di reinvestire in alcuni fondi.Cesec-CondiVivere 2015.06.30 SilenzioPare che ultimamente sia una costante: hai un titolo in scadenza e ti arriva la telefonata della banca con una proposta che non puoi rifiutare. Le tue obbligazioni son salite di prezzo? Ecco che il bancaiolo ti sollecita a venderle per passare a una nuova fantastica opportunità, che il più delle volte si sostanzia in una polizza vita con una denominazione gradevole ed evocativa, studiata ad arte per farti sognare, tranquillizzandoti e distogliendo la tua attenzione dai numeri.
Quali numeri? I costi, ovviamente. Tutte le proposte che mi hanno fatto avevano un comune denominatore: i costi si mangiavano i rendimenti, sempre più risicati, che di questi tempi è possibile spuntare.
Sto parlando di fondi a prevalente componente obbligazionaria che costavano tra il 2,14 e il 2,57% annuo: figuriamoci se io pago quei costi quando i rendimenti sono al lumicino. Capisco che le banche debbano pur campare, ma non sulla mia pelle, specialmente sapendo quali sono i reali guadagni che riescono a conseguire utilizzando i mezzi di terzi, cioè il denaro dei risparmiatori.
Proprio in queste settimane sono stati pubblicati i risultati di bilancio di parecchie banche, e mostrano utili da record! E, attenzione, non sono utili fatti prestando quattrini, sono realizzati in gran parte proprio vendendo prodotti finanziari, e c’è persino chi ha triplicato l’utile. Non mi dilungo in cifre, per verificarle è sufficiente visitare il sito de Il sole 24 Ore o il nostro sito partner Consulenza Finanziaria perché lo scopo di queste righe è un altro: capirci, visto che tutti questi soldi li hanno, letteralmente, munti ai propri clienti.
Quindi, prima cosa: piantiamola di farci spolpare. Seconda: visto che i guru del risparmio gestito presentano tutti tronfi la trimestrale dichiarando: “Vogliamo raddoppiare l’utile!”, invece di comprare prodotti dai rendimenti miserrimi e dai costi insostenibili compriamo le azioni di chi vende prodotti del risparmio gestito: Intesa, Unicredit, Generali giusto per fare due o tre nomi.
Io l’ho chiesto, non al telefono ma presentandomi di persona con la mia faccina da bravo ragazzo, sorriso aperto e sguardo fisso, di ghiaccio. Si sono messi tutti intorno a me e mi hanno risposto “Mmhm … ehm … boh … poffpoff … sgrunf … gnoff … ora valutiamo, le faremo sapere”. Sto ancora aspettando la telefonata.

Alberto C. Steiner

Ci siete mai stati Oltrelasoglia?

Case Matte: non solo un progetto bellissimo, ma anche necessario. Specialmente in un momento come quello attuale dove si assiste costantemente alla creazione di figure di nemici e di diversi per alimentare quella sindrome della paura destinata a distogliere dalle questioni reali. E tutti possiamo essere o diventare diversi, se siamo fuori dal coro e non marciamo, come cantava Bennato, in fila per tre.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 001Il progetto, presentato il 25 febbraio scorso presso la Camera del Lavoro di Milano si basa su un’idea di Teatro Periferico con il sostegno di enti e associazioni.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 002Nasce nel 2012 con il sostegno di Fondazione Monza Brianza, Provincia di Monza e Brianza e Comune di Limbiate, raccogliendo le storie di chi ha vissuto all’interno dell’ex-ospedale psichiatrico Antonini di Limbiate: malati, medici, infermieri, assistenti sociali ricostruendo le condizioni di vita e di lavoro all’interno del manicomio, con il fine di non disperdere una preziosa memoria storica e di antropologia culturale.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 003Il materiale raccolto ha consentito di mettere in scena lo spettacolo Mombello, voci da dentro il manicomio, realizzato in collaborazione con la Compagnia delle Ali che, dopo un biennio di repliche in luoghi a loro volta sedi di istituzioni totali come scuole, caserme, carceri, verrà portato in giro per l’Italia a partire dal prossimo autunno.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 004Ma non verrà rappresentato nei teatri bensì negli ex-manicomi oggi chiusi e spesso nelle mire della finanza dai denti a sciabola, quella della speculazione edilizia: Limbiate, Genova, Reggio Emilia, L’Aquila, Aversa, Roma, Volterra, Firenze coinvolgendo associazioni impegnate nel recupero della memoria degli internati negli ex-manicomi.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 005Ben lontana dal voler creare delle Disneyland della follia mediante la creazione di musei della tortura o allestire abiti e ambienti manicomiali, l’Associazione intende salvare dall’oblio la memoria dei pazienti psichiatrici che furono ricoverati nei manicomi italiani, dando in particolare voce a tutti quelli che subirono veri e propri crimini di pace, aprendo discussioni con i cittadini attraverso iniziative collaterali alle rappresentazioni teatrali: C’era una volta il manicomio, passeggiate all’aperto con narrazione delle storie del manicomio, presentazione del libro Atlante della città fragile di Gianluigi Gherzi, letture, mostre, narrazioni e incontri, diversi per ogni città, a cura dei soggetti coinvolti.Cesec-CondiVivere 2015.06.06 Case Matte 006L’Associazione ha pubblicato su Youtube il 12 maggio scorso un filmato molto ben fatto e  intenso, visionabile cliccando qui.
Non credo infine sia un caso se Case Matte non beneficia di finanziamenti pubblici ma solo del sostegno di associazioni, gruppi e cittadini. Gli incontri offriranno quindi anche l’occasione per promuovere la raccolta di fondi dal basso, per la sostenibilità economica del progetto.
Per chi volesse saperne di più ed eventualmente fornire il proprio sostegno: Teatro Periferico info @ teatroperiferico.it oppure Case Matte maddalena.peluso @ gmail.com.

Lorenzo Pozzi

Fear Arousing Appeal, il marketing della paura

Sta andando a ruba negli Stati Uniti il kit prodotto dalla società americana Taurus chiamato First 24 e dichiarato come indispensabile per sopravvivere ad un disastro e raggiungere un luogo sicuro. Significativo il disclaimer del produttore: “Un team di esperti del settore ha selezionato i componenti di alta qualità racchiusi in questo kit che vi permetterà di sopravvivere alle prime 24 ore, dandovi un vantaggio considerevole. Dal disastro naturale ad una apocalisse zombie, voi sopravvivrete”.Cesec-CondiVivere 2015.06.03 Marketing della paura 001Il kit comprende un revolver a cinque colpi Taurus Judge, detto il giudice supremo, camerato per le .45 Colt e per le .410 Bore e completamente personalizzabile con mirini ottici; munizioni; un coltello tattico CRKT Sting Survival a lama non riflettente; una torcia elettrica anfibia che può proiettare un fascio stroboscopico in grado di accecare la minaccia; e per finire accendino, bussola, fune, batterie ricaricabili. Il tutto contenuto in una robusta valigetta dichiarata resistente a tutto Costo: 1.499 dollari.
No, vi rendete conto? Mettiamo di trovarci alla canna del gas per una catastrofe ambientale e stiamo a pensare agli zombie… ma non crediate che accada solo a quei beoti degli americani: anche da noi la paura fa 90 e, sulla circolare filoviaria di Milano, pure 91…
È bene sapere che esiste una forma particolare di marketing strategico: il Fear Arousing Appeal, o della paura.
Chi vuole vendere un prodotto ha due possibilità: soddisfare un bisogno reale oppure crearne uno che prima non c’era. Con i cellulari, per esempio, si è creato un bisogno prima inesistente.
Ma, giusto per amor di fatturato e di controllo, ogni giorno viene fatto credere nell’esistenza di un falso problema, che spesso fa leva sugli istinti peggiori. In un mondo dove siamo sopraffatti dal superfluo la nuova frontiera è quella di insinuare paure ingiustificate, per poi proporre un prodotto risolutivo.
La tecnica consta di tre passaggi ben precisi:

  • Creazione della minaccia
  • Descrizione sempre più preoccupante del pericolo appena creato, così da generare tensione
  • Proposta della soluzione attraverso l’acquisto di un prodotto che rassicura e garantisce che, seguendo i suggerimenti forniti, non si correrà alcun rischio.

Attraverso la creazione di un problema inesistente si giustifica la spesa per difendersi da un nemico invisibile e spesso, per rincarare la dose, viene applicata un’ulteriore tecnica di marketing strategico, uno strumento legalmente legittimo, basato sul semplice meccanismo della domanda/offerta, ma che ancora una volta fa leva sulle paure. In amor vince chi fugge… ma la massima può essere applicata anche agli affari: il prodotto, reso essenziale dallo stratagemma del terrore, viene distribuito ad un prezzo ragionevole ma in quantità limitata e solo entro una certa scadenza. Inutile dire che la disponibilità limitata di un’opportunità spinge a desiderarla maggiormente proprio per paura di perderla.
Lo sanno bene aziende multate dall’Antitrust per sconti incredibili che terminavano di domenica, ma non si capiva quale, visto che ogni domenica venivano rinnovati.Cesec-CondiVivere 2015.06.03 Marketing della paura 002Pubblicità, televisione, certi siti di informazione non hanno alcun interesse a fornire informazioni corrette, unica loro finalità è attizzare il fuoco della paura per manipolare spingendo a fare quello che vogliono. Di esempi ce ne sono moltissimi, basta scorrere internet per trovarne a bizzeffe: le scie chimiche, i clandestini che stupreranno le nostre figlie e ci prenderanno le case, i giocattoli costruiti di proposito con sostanze che fanno morire i bambini e, per converso, la bacca che cura il cancro, la formula magica della tal acqua dinamizzata. Mi fermo qui che, come dice il Puffo Quattrocchi, è meglio…
Vigili, centrati, ragionare con la propria testa, infischiandosene di apparire fuori dal coro. Ecco la soluzione.
Il ben dell’intelletto è un dono straordinario, ma nella vita spesso lasciamo che sia la nostra parte irrazionale a spadroneggiare, non coltivando sufficientemente la capacità di valutare lucidamente le decisioni, ma con la pretesa che i nostri desideri siano realizzati. Da chi? Come? Dove? Quando? E soprattutto perché mai dovrebbero esserlo senza che noi facciamo un passo?
Prendiamo certi post che trovano largo consenso sui social: è tutto un blablabla, un delirio incazzato, un urlo dell’impotenza, uno sbavare di turpitudini qualunquiste, razziste, da stadio. Ma nessuno si sogna di spegnere il pc assumendosi la responsabilità di scendere in strada con mazze e bastoni. Altrimenti come farebbero a continuare a lamentarsi? No, dev’essere qualcun altro a farlo…
Inutile che ci facciamo illusioni, la massa non è senziente, la cosiddetta democrazia rappresentativa è una frode, e i social sono stati implementati per fornire un’illusione di libertà. Chi detiene il potere lo sa molto bene, come sa che l’irrazionale è la base dei vizi, della manipolazione sociale e di molti dei problemi che ci creiamo e che poi cerchiamo faticosamente di risolvere. E in questo certe infami filosofie misticheggianti che ci hanno spiegato che la mente mente non fanno altro che il gioco che apparentemente affermano di contrastare.
Seguendo il Pathos, ovvero l’irrazionale, crediamo che basti pronunciare parole positive, esercitare il peace&love incondizionato e, per converso, temere scie chimiche, complotti mondiali e contemporaneamente fabbricare acqua caricata infondendole chissà quale energia per trarre innumerevoli benefici.Cesec-CondiVivere 2015.06.03 Marketing della paura 003Se veramente esitono persone in grado di produrre effetti speciali, di muoversi nel tempo e nello spazio, non si sognerebbero mai di istituire corsi o seminari per l’apprendimento.
La verità è che mettiamo da parte la ragione perché abbiamo un gran bisogno di cambiamento e di conseguire la felicità, di non sentirci soli ed oppressi dal peso della fatica di vivere. Senza fare sforzi? Troppo comodo, gente…
Obiettivamente non si capisce perché qualcuno debba venirci a salvare prendendoci per manina e sollevandoci dalla massa di individui inconsapevoli che affollano il Pianeta. Gratis.
Una soluzione rapida e indolore che cancella ogni problema? A parte il suicidio, eventualmente anche di massa visto che siamo sette miliardi e le risorse bastano solo per due, non ne vedo altre. Dice: ma se tutti consumassimo meno, decrescessimo e balblabla… Io faccio la mia parte ma non ho nessuna intenzione di vivere allo stato brado, pur essendo ecosostenibilconsapevole. Esistono innumeri esseri che sono lì ad aspettare che la manna, manna onlus, manna ong, manna babbonatale, manna pippirinanda cada dal cielo senza essersi mai sbattuti per autodeterminarsi, autogovernarsi. Fatevene una ragione: non accadrà mai. Si, magari qualcuno potrebbe avere un grosso colpo di fortuna, ma è altamente improbabile e i furbetti del mondo lo sanno, per questo studiano come farci sognare, per riuscire a trasformarci in burattini senza cervello, che si bevono qualunque fesseria viene loro raccontata.
L’egemonia del lato irrazionale è la radice che spinge verso l’autodistruzione, è la corrente che permette al pifferaio di farsi seguire ed alle dittature di regnare, perché i politici carismatici sanno bene come esaltare la folla ignorante facendo leva su sentimenti manipolabili; è lo stesso motore della dipendenza dal gioco d’azzardo, malattia che gli stessi stati alimentano in continuazione ben sapendo quali meccanismi emozionali scatenare. La supremazia dell’irrazionale permette alla superstizione di vincere sulla ragione, e quindi a maghi, indovini, maestri e guru di vivere come parassiti sfruttando le paure delle persone, costituendo l’humus sul quale sono nate e cresciute centinaia di religioni, capaci di travalicare l’ambito spirituale nella certezza che l’ignoranza diffusa non permetterà alle persone di pensare con la propria testa.
Tutto questo non solo è noto, ma è sfruttato quotidianamente da chi ha capito che il potere si ottiene basando la propria vita sulla ragione e sfruttando le debolezze di chi invece lascia che l’impulsività e la superficialità tengano in mano le redini della sua esistenza.
Io li chiamo truffatori dell’anima, e queste stesse persone ridono quando capiscono che la massa crede nella favoletta che il sentimento, quello che spinge a compiere errori irreparabili, è caldo, mentre la ragione è fredda, triste; addirittura godono quando sentono persone farsi paladini del Pathos, del ragionare di pancia, dell’agire d’istinto, e pensano: “Ecco un altro pollo da spennare”.
Ed è la stessa modalità che muove i vari maestri, guru, illuminati e mappine varie ai quali si rivolgono persone in stato di disagio quando non disperate. Loro fra i truffatori, insieme ai politici sono i peggiori, perché insegnano che la mente mente, che occorre la pancia, occorre il cuore, che tutto il resto sono sovrastrutture: misticismo, peace&love, pacifismo. Sono tutti accorgimenti per ottundere le coscienze, per creare una pletora di beoti convinti di essere liberi. E per creare dipendenza.Cesec-CondiVivere 2015.06.03 Marketing della paura 004Fino a quando questo sarà il pensiero dominante, loro avranno vita e denaro, mentre gli altri resteranno nella mediocrità, oppressi, senza nemmeno accorgersi di chi sono i carnefici.
Spesso dimentichiamo che filosofia, quella che ci piace citare quando vogliamo dare rilevanza al nostro lato irrazionale, significa invece amore per la sapienza, esattamente l’opposto di quello che crediamo e del modo improprio con il quale la tiriamo in ballo.
Per essere felici è necessario riuscire ad essere padroni della propria vita, cioè compiere le scelte migliori per noi, in funzione di quello che vorremmo che ci accadesse, cioè usare il Logos. Nonostante l’imprevisto sia sempre dietro l’angolo, non c’è motivo per non indirizzare tutti i nostri sforzi verso i traguardi che vogliamo raggiungere, ma prima di tutto va chiarito un concetto importante: questi sono i sentimenti caldi, forti, che consolidano l’autostima rovesciando la percezione che si ha dell’uso della ragione, del pensare e dell’agire con la propria testa, senza farsi sopraffare da sentimenti irrazionali derivanti dall’ignoranza dilagante.
E’ il vero piacere, più forte di un qualsiasi cambiamento inaspettato, perché quest’ultimo lascerebbe sempre il dubbio, la paura che le cose possano cambiare nuovamente, timore che invece non esiste quando si conosce il perché degli accadimenti, si sanno valutare bene i fattori che hanno portato ad un determinato stato e come ricrearli perché le cose tornino (eventualmente) al loro posto.
Per questo, quando si vuole cambiare occorre ragionare e lasciare che la mente prevalga sulle decisioni impulsive. Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza scrisse l’Alighieri nel Canto XXVI dell’Inferno…
Eccessi incontrollati, scelte errate, fede nelle pseudo-scienze significano solo farsi manipolare, sono i mali che oggi impediscono alle persone di dare una svolta alla propria vita. Sono le forme peggiori di repressione della libertà perché non permettono all’individuo di accorgersi della condizione in cui versa e quindi difficilmente può liberarsene.
Ragionare con la propria testa è la chiave, per farlo il primo passo è ammettere che la ragione è più soddisfacente ed efficace dell’agire di pancia, capire che alle persone non piace usare la testa perché costa fatica, lavoro, impegno, responsabilità mentre l’illusione di soluzioni facili non richiede sforzo, ma non porta a niente, se non ad un diverso livello di schiavitù.
Vogliamo davvero cambiare vita e provare ad essere felici? Cambiamo completamente l’approccio alla vita. Ma il cambiamento richiede sforzi concreti e applicazione metodica che porti a risultati certi e ripetibili.
Ripetibili, questa è la parola chiave. La ragione produce risultati ripetibili, misurabili, che infondono sicurezza. E solo la sicurezza in noi stessi è la chiave della serenità contro lo spaventapasseri dell’ignoranza.

Alberto C. Steiner

Expo: la Carta (triplo velo) di Milano

Per chi dovesse domandarsi come mai Coca Cola è l’offical soft drink partner dell’Expo, abbiamo la risposta.
Proviene dal disclaimer che ne motiva la cooptazione: “In virtù del suo impegno sul fronte dell’innovazione e della crescita sostenibile capace di generare ricchezza per la comunità, tutelando le risorse utilizzate e incoraggiando consumi e stili di vita equilibrati…”.
Quindi, vediamo per una volta di non essere maligni, visto che caffeina e bollicine nutrono il pianeta e, tra un ruttazzo e l’altro, contribuiscono a risvegliare le fervide menti che hanno partorino nientepopò… come niente popò? No, non quel popò, lasciateci finire… nientepopodimenoche laCesec CondiVivere 2015.05.17 Carta di Milano 001Il documento elenca gli impegni che dovrebbero costituire l’eredità di Expo 2015 sulla lotta alla fame. Bene, e allora? si chiederanno i lettori… E allora non ci siamo. Non vi si parla di land grabbing e nemmeno di speculazione finanziaria sulle materie agricole. Insomma, l’ennesima dimostrazione che il problema dell’economia globale è la sudditanza del potere politico e delle istituzioni alle lobby finanziarie. Ricordate il nostro articolo Land Grabbing e vergini dai candidi manti pubblicato qui nel non sospetto 29 novembre 2013?Cesec CondiVivere 2015.05.17 Carta di Milano 002Torniamo al testo che, presentato a Milano alla vigilia dell’inizio dell’esposizione universale, contiene tutte affermazioni di buon senso, che chiunque salvo  forse Monsieur de la Palisse che ne rivendicherebbe lo spirito promotore, sottoscriverebbe (cliccare qui per il testo completo).
A leggerla bene, però, c’è un aspetto che in questa Carta di Milano lascia profondamente perplessi: è scomparso ogni riferimento al tema della finanza, che pure c’era nel Protocollo di Milano sull’alimentazione e la nutrizione, quell’iniziativa promossa dal Barilla Center for Food and Nutrition con la collaborazione di tante personalità e sigle della società civile, al quale la Carta di Milano si è ispirata e che cita espressamente fra le sue fonti. Come se l’uso del denaro non avesse nulla a che fare con l’alimentazione…
Più in generale è tutto il tema della crisi globale iniziata ormai nel 2008, e che ha pesato sui prezzi alimentari e quindi sull’accesso al cibo e la fame, a rimanere fuori dal documento, come se non c’entrasse nulla con la sfida Nutrire il pianeta energia per la vita.
Condividiamo l’opinione espressa da Leonardo Becchetti, professore di economia politica a Tor Vergata e promotore della Campagna 005: “È l’ennesima dimostrazione che il problema numero uno dell’economia globale è la sudditanza del potere politico e delle istituzioni a lobby finanziarie più grandi degli stati. Ci vorrà tempo prima di riavere un vero equilibrio dei poteri ma ci dobbiamo riuscire. E il tutto avverrà quanto più i cittadini impareranno a votare con il loro portafoglio per la finanza veramente al sostegno dell’economia reale. Intanto assistiamo allo scandalo di una parte del mondo finanziario arrogante ed autoreferenziale, che non si rende minimamente conto di come meglio potrebbero essere usate le immense risorse a disposizione per salvare vite umane e promuovere sviluppo sostenibile“.Cesec CondiVivere 2015.05.17 Carta di Milano 003Il tema del rapporto tra cibo e finanza è un grande nodo del mondo di oggi: la corsa ad acquistare terreni agricoli nel Sud del mondo e la volatilità dei prezzi nei mercati delle materie prime agricole, sono fattori che generano fame. E hanno a che fare con un certo modo di fare finanza, molto più vicino al nostro portafoglio di quanto crediamo.
È scritto nel Protocollo di Milano, varato il 3 aprile scorso: “Le parti si impegnano a identificare e proporre leggi per disciplinare la speculazione finanziaria internazionale sulle materie prime e la speculazione sulla terra, oltre che a proteggere le comunità vulnerabili dall’accaparramento della terra (land grabbing) da parte di entità pubbliche e private, rafforzando al contempo il diritto all’accesso alla terra delle comunità locali e delle popolazioni autoctone“.
Quell’impegno preciso non compare più tra quanto la Carta di Milano richiede con forza (!) a governi, istituzioni e organizzazioni internazionali, ma si parla solo genericamente di rafforzare le leggi in favore della tutela del suolo agricolo, per regolamentare gli investimenti sulle risorse naturali, tutelando le popolazioni locali. Non è esattamente la medesima cosa…
Anche nella sezione Impegni, esclusa una rapidissima evocazione della questione dell’accesso al credito, non compare nulla che abbia a che fare con la parola finanza. Quasi che questo mondo fosse un’entità a sé stante, le cui scelte non hanno ricadute concrete sull’agricoltura e sul mercato dei prodotti alimentari.
Vedremo che accadrà nel corso dell’appuntamento organizzato per il 22 prossimo a Milano dalla Campagna Sulla Fame Non Si Specula: noi speriamo solo che una manifestazione pacifica non finisca come un certo G8 di tristissima memoria.

Alberto C. Steiner