Nuovi giocattoli bancari: la Bad Bank. A spese dei contribuenti.

“Mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente”, avrebbero sentenziato Carpinteri e Faraguna, le glorie satiriche del quotidiano triestino Il Piccolo.
Invece no, è tutto vero e se ne sta discutendo in questi giorni. Ma in che cosa consiste la Bad Bank per le sofferenze, ed in particolare per quelle immobiliari? Assolutamente in nulla di nuovo e, naturalmente, in nulla che si possa fare senza il consenso di Commissione e BCE.CC 2016.03.03 Bad Bank 1Ma vediamo come funzionerà il giocattolo: lo schema di accordo prevede che il Tesoro presti, dietro una remunerazione che dovrà essere di mercato per evitare l’accusa di aiuto di Stato, una garanzia fideiussoria alle società-veicolo costituite ad hoc – la o le bad bank – per l’acquisto dei crediti in sofferenza oggi detenuti dalle banche italiane. Non di quelli buoni, bensì di quelli marci: anomali, tossici, di dubbia esigibilità.CC 2016.03.03 Bad Bank 4Le società veicolo compreranno dunque i crediti in sofferenza effettuando un investimento che sarà remunerato attraverso due meccanismi: incassando i crediti da quegli stessi debitori in sofferenza che già facevano fatica a ripagare (meglio, che non ripagavano proprio) le banche o, se non dovesse essere sufficiente, escutendo la garanzia rilasciata dallo Stato.
Lo Stato si accollerà quindi, almeno parzialmente, il rischio credito connesso al mancato rimborso delle sofferenze attualmente nella pancia delle banche e lo sforzo sarà tanto più oneroso quanto più alto sarà il prezzo che le bad bank dovranno pagare alle banche per l’acquisto. Quello che rende complicato un meccanismo apparentemente semplice è proprio il fatto che il prezzo di cessione dei crediti sarà inevitabilmente condizionato dal valore al quale essi sono attualmente iscritti nei bilanci delle banche. Valore ormai ampiamente esuberante rispetto al valore di mercato dei beni a suo tempo costituiti a garanzia.CC 2016.03.03 Bad Bank 3Faccio un esempio: immaginiamo un prestito in sofferenza del valore nominale di 1.000 Euro, a suo tempo garantito da un immobile del valore di 1.000 ma iscritto per 3.000, e già c’era qualcosa che non quadrava… Il prestito sarà stato svalutato in funzione delle concrete probabilità di recupero, per definizione inferiori al 100% trattandosi, appunto, di sofferenze; la banca, cioè, avrà già registrato nel conto economico degli anni passati una perdita pari alla quota del credito che non ritiene più recuperabile. Ora, se ipotizziamo che la svalutazione sia stata del 50% (e quindi che la banca immagini ancora di recuperare il residuo 500) e che non voglia subire ulteriori perdite, il credito dovrà essere venduto a un prezzo non inferiore a 500. In caso contrario, la stessa cessione alla bad bank genererà altre perdite nei bilanci delle banche, e la necessità di nuovi aumenti di capitale. Come si fanno gli aumenti di capitale? Semplice: mungendo il parco buoi, vale a dire i risparmiatori sottoscrittori delle azioni della banca.
Si dà il caso che il grado di svalutazione medio delle sofferenze nei bilanci bancari vada da un minimo del 43% (Banco Popolare) a un massimo del 65,3% (Montepaschi).
E si dà anche il caso che, secondo le previsioni, il prezzo medio stimato per le cessioni di portafogli di sofferenze sia intorno al 25%-30%; se queste stime si rivelassero corrette, il sistema bancario si troverebbe difronte alla concreta possibilità di dover sopportare nuove perdite per una cifra vicina ai 40 miliardi di euro, rappresentati da quel 10-20% medio di delta tra grado di svalutazione e prezzo di cessione, se vorrà davvero liberarsi delle sofferenze.
Ci ritroveremo, dunque, da un lato le banche che tenteranno di tenere il prezzo dei crediti più alto possibile, dall’altro le bad bank che cercheranno di abbassarlo temendo di perdere parte dell’investimento necessario ad acquistarli. In mezzo rimarrà il Tesoro, che con le sue mirabolanti fideiussioni a garanzia rischierà di fare la fine del vaso di coccio tra i due vasi di ferro, prendendosi perdite scaricate dagli altri.
Non ci credete? Per averne la riprova basta chiedere dove le bad bank prenderanno i soldi per comprare i crediti. Nel posto più vicino e semplice da immaginare: saranno prestati dalle stesse banche cedenti. La bad bank emetterà obbligazioni, le obbligazioni verranno acquistate dalla banca cedente e la bad bank utilizzerà il danaro raccolto per acquistare i crediti, così restituendolo alla stessa banca cedente. La banca cedente metterà successivamente sul mercato i titoli, completando così nei fatti una cessione fino a quel momento effettuata solo sulla carta.
Sembra un po’ strambo, ma questo meccanismo è usuale nelle operazioni di cosiddetta cartolarizzazione, e comporta un rischio: che il prezzo di cessione dei crediti non corrisponda al loro valore reale perché negoziato tra due controparti non indipendenti tra loro. Nelle operazioni di mercato questo rischio è trascurabile, poiché la banca sa bene che se vuole liberarsi dei titoli emessi dalla bad bank, deve farlo a prezzi corretti pena il rischio di non trovare compratori. Ma siamo sicuri che accadrà la stessa cosa anche in un’operazione in cui interviene lo Stato con la sua garanzia? E’ evidente che in questo caso le banche e le bad bank potrebbero avere la tentazione di gonfiare i prezzi, approfittando della presenza del Tesoro e delle sue garanzie per scaricare sui contribuenti gli effetti della sopravvalutazione dei crediti ceduti.CC 2016.03.03 Bad Bank 2Negli Stati Uniti sarebbe addirittura considerato illegale e fioccherebbero condanne fino a 75 anni di detenzione, che non verrebbero trascorsi al centro clinico del carcere o ai domiciliari…
Ora possiamo finalmente tornare alla domanda dalla quale siamo partiti: questo meccanismo può funzionare senza il consenso dell’Unione Europea? Considerato che la garanzia statale sarà finanziata dallo Stato in deficit, che il deficit sarà coperto dal debito pubblico, che il debito pubblico italiano viene abitualmente acquistato dalla BCE nel contesto del programma di Quantitative Easing e che seduti nel board della stessa BCE non ci sono proprio dei fessi… beh, direi che la risposta è abbastanza semplice. Fine della storia e…. chi vuol esser lieto sia.

Alberto C. Steiner

Sempre più affilati i denti a sciabola della finanza etica

Il 9 luglio scorso pubblicavamo l’articolo Analisi del portafoglio di Banca Etica Sgr leggibile qui che argomentava, dati alla mano, come il portafoglio dei titoli componenti i fondi che detto istituto di credito offriva ai propri clienti non fosse affatto etico.Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Io odio la finanza sostenibileL’articolo riprendeva, aggiornandolo ed integrandolo, quanto scrivemmo il 7 novembre 2013 leggibile qui nonché il breve saggio: Attenti! ora la finanza speculativa si traveste di verde, pubblicato addirittura il 18 novembre 2009 sul sito TGCom24 a firma Fiori & Foglie, linkato all’interno dell’articolo citato sopra.
A confortare ciò che scrivemmo giunge il 30 dicembre scorso l’articolo Possiamo fare a meno dei fondi etici? pubblicato su Comune-Info a firma di Paolo Trezzi e leggibile qui: un punto di vista assolutamente critico e dettagliato su Etica sgr, la società di gestione del risparmio che, scrive l’autore, “corre sempre di più il rischio di amministrare portafogli di società quotate piuttosto discutibili” affermando perentoriamente: “Etica Sgr, la società di gestione del risparmio di Banca etica (e altri), dovrebbe chiudere, essere chiusa. In forza delle stesse ragioni per cui è nata Banca etica.”
Per parte nostra lasciamo volentieri la lettura dell’articolo, dove si parla di armi, autostrade, sfruttamento di lavoro minorile e chi più ne ha più ne metta, a chi fosse interessato. Senza ulteriori commenti. Quel che avevamo da dire lo abbiamo già detto.

Alberto C. Steiner

Finanza creativa: i cavalieri che distrussero l’impresa

Oggi avrei dovuto andare all’IVG, Istituto Vendite Giudiziarie, di Mantova accompagnando un tizio che vuole vedere un’attrezzatura completa in acciaio inox per ristorante: armadi frigoriferi, banchi di lavoro, lavelli, forni, schiacciapizza, rullatrice, lavastoviglie, cappa aspirante eccetera eccetera in vendita a settembre con base d’asta 15mila su un controvalore a nuovo non inferiore a 90mila (ma sono praticamente nuovi) con ulteriore possibilità di ribasso, forse anche del 50%, in sede di trattativa a saldo e stralcio con la banca creditrice.Cesec-CondiviVere 2015.07.31 Finanza creativa 001Il tipo, presentatomi da un commercialista che conosco da tempo, si occupa dell’allestimento di bar e ristoranti e, quando l’ho incontrato,  ancora prima che profferisse verbo mi è piaciuto quanto un calcio nei denti.
Avendo poi profferito, insieme con il verbo, anche predicato e complemento oggetto, potete immaginare il mio entusiasmo…
Come se non bastasse ha aggiunto: “Se ha macchine per caffè io ho un gruppo di egiziani che le cercano, non hanno limiti: anche mille pezzi a carico. E pagano per contanti.”
Ho guardato il commercialista e, con sguardo angelico e bocca a culo di gallina, gli ho chiesto: “Marco, ma tu lavori con gente che va ancora in giro con la mazzetta dei contanti?”
E, visto che il Marco in questione, osservando con estremo interesse una graffetta sulla scrivania ha saputo replicare soltanto: “Ehm… boff, sgrunf” mi sono rivolto al tizio e, guardandolo dritto negli occhi con sguardo non più angelico, ho replicato: “Mi ascolti bene, ma bene. Già il fatto che siano egiziani me li fa stare sui coglioni per motivi miei che non le sto a spiegare, e il fatto che paghino per contanti mi fa vomitare. Nel mio mestiere conosco solo carte di credito e bonifici, e comunque in tribunale non è ammesso il pagamento per contanti. E, giusto per precisare, io mi occupo di immobili e queste attrezzature sono giusto dentro un immobile di mia competenza, sono qui solo perché il dottor Marco mi ha parlato di un’opportunità per certi suoi clienti. Diversamente non me ne può fregar di meno, e non faccio il trovarobe e meno ancora per un qualsiasi Muhammad, fosse anche lo sceicco del Putanistan.”
Ho infine chiarito alcuni concetti, che non è il caso qui di precisare, e per farla breve ci siamo accordati per la gita a Mantova.
“Chi viene?” ha chiesto il finto ingenuo che è in me.
“Io, lei e i miei due soci egiziani” ha risposto il tizio.
“Ah, bene. E come andiamo?”
“In auto” ha replicato il tizio con uno sguardo stupito.
“Ecco. Guardi in auto con lei che già non conosco ma comunque non mi piace, e due egiziani che pagano per contanti io non ci faccio nemmeno duecento metri. Spiacente, vi fornisco le coordinate e andate da soli.”
“Beh, lei adesso sta diventando offensivo.”
“Si? E che me frega… sapesse come trovo io offensivi per la gente onesta che si fa il culo dei tizi che girano scucendo decine di migliaia di euro in contanti per spolpare i morti.”
Sarcastico, il tizio replica: “Cos’ha, paura di essere fermato e che abbiamo il fumo in macchina?”
“Fermato? Per quel che me ne frega potete anche avere esplosivi, in macchina. Dovesse capitare io me la sfango in dieci minuti, glie lo assicuro. No, semplicemente non voglio essere fotografato o filmato con voi.”
Quando, previ accordi scritti e firmati e deposito cauzionale di un acconto sulle mie competenze, ho fornito le coordinate al commercialista – perché figuriamoci se io dò il mio telefono a gente del genere – il povero Marco mi fa:
“Sai cosa ha detto il tizio quando te ne sei andato?”
“No, però posso immaginarlo…”
“Beh, ha detto: certo che il tuo amico è proprio un grandissimo stronzo e fa l’arrogante perché non ha capito con chi ha a che fare.”
“E tu gli hai risposto?”
“Si, gli ho detto che proprio perché lo avevi capito benissimo ti sei comportato da stronzo arrogante.”
“Si però Carlo, la prossima volta evita di farmi incontrare certe merde.”
Bene, fin qui il siparietto. In diciotto anni di questo mestiere ne ho incontrata di gente del genere, e questi non sono nemmeno dei peggiori, sono solo manovalanza della fuffa.
Ma quello che mi preme evidenziare è che questa è solo l’infinitesima parte della punta dell’iceberg: l’Italia viene smontata, letteralmente, a pezzi, i tribunali traboccano di beni sequestrati, compresi “tre manichini a 78 euro” o “fotocopiatrice multifunzione Ricoh a offerta libera” o ancora “impianto di mungitura a 5.000 euro” che costa di più mantenere nei capannoni che regalare. Sequestrati ad aziende messe nella merda dalle banche al primo stormire di vento contrario. In ossequio a progetti superiori che vogliono l’Italia terra bruciata? Chissà.Cesec-CondiviVere 2015.07.31 Finanza creativa 002Il mondo delle vendite giudiziarie pullula, oggi più che mai, di avvoltoi che acquistano per un piatto di fagioli beni, anche tecnologici, di valore notevole; imballati in container questi prendono la via di paesi prevalentemente asiatici, dai quali ritornano come nuovi e provvisti della documentazione per poter essere commercializzati in leasing o con l’ausilio di finanziamenti pubblici agevolati. In realtà i container fanno giusto un po’ su e giù in autostrada o in ferrovia, quando lo fanno, perché sgrassatori, vernici col glitter, etichette e punzoni sono già tutti qui in compiacenti capannoni, non di rado apparentemente dismessi. E il viaggio per mare? lo fanno, lo fanno… su navi che non salpano l’ancora da decenni.
Non è infrequente che lo stesso bene torni nuovo anche tre o quattro volte nel corso della propria esistenza: venduto, finanziato, sequestrato, acquistato, ricondizionato a falsamente nuovo, venduto, finanziato…. ok ci siamo capiti. E tutti lo sanno. Pare si chiami finanza creativa.

Alberto C. Steiner

Analisi del portafoglio di Banca Etica Sgr

Un paio di anni fa partecipammo ad una squallida kermesse organizzata dalla finanza dai denti a sciabola travestita da finanza etica, dalla quale nacque questo articolo pubblicato il 7 novembre 2013 sia sul nostro blog sia sul nostro sito partner Consulenza Finanziaria e che comprende il minisaggio (linkato all’interno) Attenti! ora la finanza speculativa si traveste di verde.Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Io odio la finanza sostenibileOggi siamo andati a rivedere la posizione della banca nota per dichiararsi etica e che offre ai propri clienti, i quali devono essere necessariamente soci per sottoscriverli, i fondi Valori Responsabili tramite la controllata Etica Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo, che secondo quanto dichiarato nel disclaimer del proprio sito web è “l’unica in Italia che colloca esclusivamente fondi comuni d’investimento etici” specificando che “i fondi sono quattro e investono in titoli di aziende e stati selezionati in base a criteri di responsabilità sociale e ambientale secondo un approccio di gestione non speculativo che guarda la creazione di valore in un orizzonte temporale sostenibile”.
Nel fondo oggetto dell’analisi precedente, agevolata dal fatto che venivano pubblicati tutti i titoli in portafoglio, osservammo un pacchetto azionario di Shell, compagnia petrolifera nota per non essere affatto etica, mentre oggi notiamo come Etica Sgr, al pari degli altri gestori, non esponga più l’intero portafoglio ma solo i primi dieci titoli.
Senza andare a fare i detective, e non è detto che non l’abbiamo fatto ma il carico da undici ci riserviamo di buttarlo sul tavolo se necessario, ci limitiamo ad esaminare per linee generali i primi dieci titoli, che indichiamo nella tabella sottostante seguiti da un numero che corrisponde alla percentuale di azioni detenute sul valore del fondo, fatto 100 il valore stesso. Questi primi dieci, messi insieme, costituiscono appena il 16% del fondo, e per ora non diciamo se ed in quale posizione abbiamo ritrovato la Shell…

Ed ecco qui la Top Ten:
Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Fondi Etica Sgr 001Vodafone
Vodafone Group è una multinazionale con sede a Newbury, nel Regno Unito, che controlla il 100% di Vodafone italia. Su Wikipedia è possibile vedere il dettaglio delle 75 presenze a livello mondiale e le sponsorizzazioni, comprese quelle relative alla Formula Uno. È il più grande operatore al mondo per fatturato e possiede partecipazioni in aziende di engineering che si occupano dell’aspetto tecnologico: ponti radio, centraline, installazioni.
Del Gruppo fa parte Vodafone Automotive SpA con sede a Varese, fino al 31 marzo di quest’anno conosciuta come Cobra Automotive Technologies ed avente per oggetto la progettazione e produzione di apparati elettronici per la sicurezza dei veicoli e per lo sviluppo di servizi basati sulla geolocalizzazione sulla base delle tecnologie Machine to Machine.
UPS
Il colosso americano attivo nel trasporto di piccole partite: buste, pacchi, collettame affidati a padroncini proprietari dei mezzi e notoriamente sottoposti a turni massacranti, esattamente come gli addetti ai centri di smistamento ed ai rapporti telefonici con la clientela, ben pochi dei quali sono assunti con contratti che non siano a tempo determinato o a progetto.
Cisco Systems
Nasce nel 1984 a San Jose, in California, da un gruppo di ricercatori della Stanford University e in breve diventa una delle aziende leader nella fornitura di apparati di networking, focalizzandosi sulla produzione di router. Attualmente vi lavorano oltre 60.000 persone nel mondo. Poduce apparati per il funzionamento delle reti LAN, MAN, WAN e VLAN e il sistema operativo IOS che le pilota. Nell’ottica della fornitura di soluzioni complete, Cisco è entrata anche nel mercato della sicurezza, con Firewall e VPN, in quello della telefonia con IP Telephony, dell’archiviazione con SAN, Storage Area Network e del computing su piattaforma x86.
L’azienda investe molto nella formazione di professionisti competenti nelle nuove tecnologie sviluppate, tramite il database accessibile da internet con tutta la documentazione ed esempi su tutte le apparecchiature e tecnologie. Ha sviluppato inoltre un programma mondiale, chiamato Networking Academy, che permette agli studenti di imparare a progettare, realizzare e mantenere reti in grado di supportare organizzazioni nazionali e globali, tramite una piattaforma di e-learning all’avanguardia.
Diageo
Tra i consumatori un nome pressoché sconosciuto, ma è una potenza mondiale: Jonnnie Walker, J&B, Guinness, Smirnoff, Baileys e tanti altri marchi. Diageo è una impresa mondiale sul mercato degli alcolici e fa parte delle 100 aziende con la maggior capitalizzazione nella borsa di Londra. Il gruppo è nato dalla fusione nel 1997 di due imprese: la britannica GrandMet e l’irlandese Guinness Plc ed i prodotti del brand sono quelli riportati nella tabella seguente:Cesec-CondiVivere 2015.07.09 Partecipazioni DiageoTate and Lyle
Primo produttore mondiale di zucchero… parliamone! Nel 2005 creò una joint-venture con il colosso chimico Dupont e in Italia è proprietario del marchio Eridania. A Ossona e a Bergamo, dove ha la sede, vi sono due fabbriche di prodotti chimici industriali che potrebbero essere utilizzabili anche per finalità belliche.
Tesco
Gruppo di distribuzione britannico attivo a livello internazionale, il primo del paese con più di duemila punti vendita, e uno dei maggior d’Europa.
il primo punto vendita Tesco aprì nel 1929 e nel 1947 venne quotato alla  borsa di Londra. Nei decenni successivi l’azienda crebbe fino ad avere, nel 1977, una propria centrale d’acquisto. È del 1995 l’introduzione della prima carta fedeltà per i clienti di Tesco e due anni dopo, grazie ad un accordo con Esso, inizia la vendita di carburanti presso stazioni di servizio a marchio Tesco.
L’azienda è attiva anche come operatore telefonico, e, in seguito alla joint-venture con Royal Bank of Scotland, in campo finanziario.
Mitsubishi EstateCesec-CondiVivere 2015.07.09 Mitsubishi EstateLa Mitsubishi Estate Co., Ltd. è un’azienda del settore immobiliare appartenente alla Mitsubishi Corp. È maggiore azionista di alcune delle principali banche giapponesi e, oltre all’attività in campo automobilistico e nell’elettronica di consumo, è attiva in campo energetico.
Metso OyiCesec-CondiVivere 2015.07.09 MetsoOlio e gas, cellulosa e carta, miniere sono i settori di attività della multinazionale finlandese che, attraverso la controllata Teollisuuden Voima Oy è impegnata nella costruzione di un terzo reattore nucleare nel sito di Olkiluoto.
Hochtief AGCesec-CondiVivere 2015.07.09 P38Uno dei leader europei del cemento con head quarter a Essen in Germania, vale 23,23 bilioni di Euro ed è cointeressato in un fondo del Qatar – il paese con le più grandi riserve di gas al mondo – che, salito al 10% di Hochtief, in Germania è anche azionista di rilievo di Porsche e Volkswagen.
Attivo nell’edilizia ha costruito grattacieli a Francoforte, il Triumph-Palace di Mosca, gli aeroporti di Varsavia, Atene, Düsseldorf, Amburgo, Sydney, Budapest e Tirana. Nel gennaio 2011 si è strutturato in quattro divisioni: Hochtief Americas, Hochtief Asia-Pacific, Hochtief Europe e Hochtief Concessions.
Hochtief significa anche Bilfinger, interessata alla partecipazione come riferito nel 2013 dal giornale finanziario Handelsblatt. Bilfinger, impegnata in molti settori, ha rilevato il marchio Walther, che nel 1993 celebrò il centenario dalla fondazione. La produzione Walther, apprezzata in tutto il mondo, riguarda armi da fuoco per uso militare e di polizia, carabine per la caccia ed armi per il tiro sportivo.
Carrefour
È il secondo più grande gruppo al dettaglio nel mondo in termini di reddito e vendite dopo l’americana Wal-Mart ed il primo a livello europeo; in Italia è il secondo distributore nazionale. Carrefour è presente in 30 paesi, principalmente nell’Unione europea, Brasile e Argentina, oltre che in Nord Africa e Asia. Il primo supermercato Carrefour aprì nel 1959 ad Annecy in Francia, ed oggi è il punto vendita Carrefour più piccolo al mondo. Il primo punto vendita italiano viene aperto a Carugate nel 1972 grazie ad un accordo al 50% con la Standa. Carrefour è azionista di Carrefour Banca, che si occupa di credito al consumo e prestiti personali.

Bene, detto questo non ci sembra di avere altro da aggiungere, salvo rammentare che Banca Etica è partner di riferimento finanziario in quasi tutti i progetti di solidarietà, accoglienza, multiculturalità dai più grandi ai più minuscoli, compresi quelli che non stanno in piedi nemmeno per scommessa ma che costituiscono il business del terzo settore e, nei paesi sottosviluppati come il nostro, delle camarille del terzo millennio.
A proposito, noi non siamo etici: siamo vergini e santi.

Alberto C. Steiner

Rubare ai ladri

Tra i miei clienti annovero alcune banche, ma non lo faccio mai senza il guanto e non le bacio in bocca, specialmente quelle che si definiscono etiche.
Ma come, si chiederà qualche lettore, sono tue clienti e ne parli con malcelato disprezzo? Certo, io sono un mercenario, loro lo sanno, sono bravo a toglier loro le castagne dal fuoco, specialmente quando ci sono di mezzo casini che loro stesse han combinato. Mi pagano per questo e se mi vogliono sono così, dolcemente complicato… ma sanno benissimo cosa penso di loro, e se non gli sta bene si fottano.
Vengo al dunque: l’altro giorno una di loro mi chiama per dirmi che sono in scadenza certe obbligazioni e per propormi di reinvestire in alcuni fondi.Cesec-CondiVivere 2015.06.30 SilenzioPare che ultimamente sia una costante: hai un titolo in scadenza e ti arriva la telefonata della banca con una proposta che non puoi rifiutare. Le tue obbligazioni son salite di prezzo? Ecco che il bancaiolo ti sollecita a venderle per passare a una nuova fantastica opportunità, che il più delle volte si sostanzia in una polizza vita con una denominazione gradevole ed evocativa, studiata ad arte per farti sognare, tranquillizzandoti e distogliendo la tua attenzione dai numeri.
Quali numeri? I costi, ovviamente. Tutte le proposte che mi hanno fatto avevano un comune denominatore: i costi si mangiavano i rendimenti, sempre più risicati, che di questi tempi è possibile spuntare.
Sto parlando di fondi a prevalente componente obbligazionaria che costavano tra il 2,14 e il 2,57% annuo: figuriamoci se io pago quei costi quando i rendimenti sono al lumicino. Capisco che le banche debbano pur campare, ma non sulla mia pelle, specialmente sapendo quali sono i reali guadagni che riescono a conseguire utilizzando i mezzi di terzi, cioè il denaro dei risparmiatori.
Proprio in queste settimane sono stati pubblicati i risultati di bilancio di parecchie banche, e mostrano utili da record! E, attenzione, non sono utili fatti prestando quattrini, sono realizzati in gran parte proprio vendendo prodotti finanziari, e c’è persino chi ha triplicato l’utile. Non mi dilungo in cifre, per verificarle è sufficiente visitare il sito de Il sole 24 Ore o il nostro sito partner Consulenza Finanziaria perché lo scopo di queste righe è un altro: capirci, visto che tutti questi soldi li hanno, letteralmente, munti ai propri clienti.
Quindi, prima cosa: piantiamola di farci spolpare. Seconda: visto che i guru del risparmio gestito presentano tutti tronfi la trimestrale dichiarando: “Vogliamo raddoppiare l’utile!”, invece di comprare prodotti dai rendimenti miserrimi e dai costi insostenibili compriamo le azioni di chi vende prodotti del risparmio gestito: Intesa, Unicredit, Generali giusto per fare due o tre nomi.
Io l’ho chiesto, non al telefono ma presentandomi di persona con la mia faccina da bravo ragazzo, sorriso aperto e sguardo fisso, di ghiaccio. Si sono messi tutti intorno a me e mi hanno risposto “Mmhm … ehm … boh … poffpoff … sgrunf … gnoff … ora valutiamo, le faremo sapere”. Sto ancora aspettando la telefonata.

Alberto C. Steiner