A Portico di Romagna l’assemblea nazionale degli Alberghi Diffusi

Portico di Romagna, è un incantevole borgo situato alle pendici dell’ Appennino Tosco-Romagnolo nel comprensorio delle Foreste Casentinesi che conosciamo bene. Ieri, nell’ottocentesca cantina dell’albergo diffuso Al Vecchio Convento trasformata in sala conferenze, si è svolta la tredicesima assemblea nazionale dell’Associazione Alberghi Diffusi, che raggruppa oggi 81 realtà sparse sul territorio nazionale.KryptosLife - Portico di RomagnaLasciamo alle parole del presidente Giancarlo Dall’Ara la migliore e più realistica istantanea di una realtà dinamica ed in crescita nel rispetto del territorio e delle sue specificità: ”Difficile sintetizzare in poche righe i risultati della nostra Assemblea Nazionale.
Dovrei dire che anche questa assemblea si è svolta in uno spirito di collaborazione che non sempre vedo altrove. Che gli alberghi diffusi crescono sia numericamente che qualitativamente. Che c’è molta voglia di fare rete, di imparare gli uni dagli altri. Che sono molte le realtà gestite da giovani, o interamente al femminile. Che c’è molta passione nei discorsi e nei progetti.
Che sono molti i progetti innovativi in cantiere, e i casi di eccellenza. E anche che è alto l’interesse che abbiamo registrato verso di noi da parte del Trade.Kryptoslife - Assemblea Albergo DiffusoAbbiamo cercato tutti assieme di rafforzare il nostro movimento, i legami con altre realtà che credono nello sviluppo turistico dei borghi, che credono nella sostenibilità e nella centralità della persona nel mondo dell’ospitalità.
Personalmente sono contento del livello di eccellenza registrato sul web in termini di reputazione collegata al nostro modello. Sono contento dei risultati sinora raggiunti anche in termini di visibilità.
Diciannove Regioni hanno una norma, ripresa più o meno bene dal nostro modello.
Gli alberghi presenti venivano dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Calabria, dalla Campania e dal Molise….e, da nord, da Piemonte, Lombardia e Liguria. Insomma abbiamo fatto parecchia strada, e immagino che presto saremo un centinaio.”
Nell’occasione è stato presentato, e degustato, un vino speciale, dedicato agli Alberghi Diffusi. Si chiama Memoriae. Kryptoslife - Memoriae vino alberghi diffusi

Sardegna: prove d’orchestra?

Il dramma della Sardegna e’ quello di tutta l’Italia, territorio ad alto rischio idrogeologico abbandonato a se stessa dall’incuria, dall’ignoranza e dalla disonestà.

Il sottotitolo del libro di cui all’immagine a corredo recita: “Solo un incubo o la profezia di un futuro alle porte?”

Kryptos - Incubo catastrofistaChi ci conosce sa bene quanto siano lontane da noi le paranoie catastrofiste e complottiste, ma non è di questo che ci interessa parlare, specialmente mentre l’Italia trema per il nuovo ciclone mediterraneo di questo global warming, che qualcuno nega ed altri minimizzano, ed intere province annegano nel fango di territori abbandonati alla malaedilizia e la Sardegna paga caro il conto di una politica di rapina, assassinata dalla corrente cementizia.
Di fronte alla tragedia che ha colpito la Sardegna non possiamo tuttavia, oltre che esprimere la nostra partecipazione, ribadire la nostra posizione: poiché tutti noi che ci scriviamo e ci leggiamo su queste pagine non saremo certamente fra coloro che hanno il posto riservato in fantomatici tunnel sotterranei o su improbabili astronavi interstellari, se salvezza potrà esservi sarà conseguenza del duro lavoro che avremo portato a termine grazie alle nostre forze. In piccole realtà autosufficienti collocate a partire dai 600 metri di altitudine.
Noi ci siamo, per chiunque voglia saperne di più e condividere il nostro Progetto.

Minicasa ecologica low-cost: esiste, è in legno

Ci hanno chiesto di esprimere un parere relativamente ad un oggetto, definito microcasa ecologica ed ergonomica, progettato dal designer canadese Ian Lorne Kent. Lo esprimiamo in queste righe.

 

Anzitutto una, doverosa, premessa. Presentiamo il professionista canadese sopra nominato, che non è esattamente l’ultimo arrivato, riportando quanto scritto su di lui nel sito Nomad: Ian Lorne Kent is the designer and developer of Nomad Micro Home. He has also orchestrated the design and development process for a broad spectrum of multi-family housing and commercial developments over the past 35 years within the Lower Mainland region of Vancouver, British Columbia. This experience ranges from the design and construction of single-family homes to the design, development, and marketing of multi-family residential and commercial projects. Ian has also been instrumental in the Energy and Environmental Design (LEED) certification of major residential and commercial developments in Vancouver which provide a recognized standard for the construction industry to assess the environmental sustainability of building designs. The driving force behind NOMAD comes from Ian’s passion for industrial design and architecture.

 

Kryptoslife - Ian Lorne Kent

 

Quelle che seguono sono immagini di alcune sue realizzazioni: chapeau!

 

Diciamo che con questa realizzazione, destinata sicuramente a conquistarsi una fetta di mercato presso un’utenza ben precisa, si è divertito…

 

La nostra prima risposta, quella che promana dal cuore, quando si è trattato di esprimere il parere è stata: il peggio possibile, in particolare considerando che la segnalazione proviene da un ente che si definisce ecosostenibile, aggiungendo: Una casa ad elevato gradiente di bestemmie, e così motivando: Provate a viverci in questa “casa”, vale a dire: rifare il letto, lavarvi anche solo un paio di calzini, pulire il bagno o cucinare qualcosa che non sia una tisana… e se avete bambini preparatevi all’infarto, soprattutto a causa dell’alzata, della pedata e dell’orientamento sfalsato delle cosiddette scale.

 

Anzitutto non di casa si tratta bensì tutt’al più di MAT, modulo abitativo temporaneo, eventualmente utilizzabile come stanza degli ospiti da sistemare in giardino, o come test per l’affinità di coppia: se dopo una settimana escono ancora sorridenti ed abbracciati è la storia del secolo… Inoltre 25.000 C$ corrispondenti a 17817,75 € (cambio 11.11.2013 listino Il Sole 24 ore) non costituiscono affatto un prezzo “piccolissimo”, oltretutto dal sito del designer progettista si evince come in realtà il costo sia di almeno 28.000 per i necessari lavori di preparazione ed allacciamento. Nel Paese di origine, cioè il Canada, trascurando quindi trasporto e dogana.
Considerando che invece viene presentata come casa, a nostro parere è l’antitesi del vivere bene proprio per tutta una serie di ragioni ecologiche, ergonomiche nonché relative alle norme di sicurezza.

 

Kryptoslife - Nomad 001

 

Ci fornisce però l’opportunità di parlarne, presentando case veramente ergonomiche, ecocompatibili ed a prezzi oltremodo accettabili funzionalmente alle soluzioni tecniche costruttive adottate.

 

Nelle illustrazioni furbescamente proposte vi sono immagini e planimetrie, ma non sezioni dalle quali si evincerebbe come pedata ed alzata dei gradini oltre a essere fuori norme possono costituire un serio pericolo.
L’oggetto sembra progettato da qualcuno che non ha mai rifatto un letto in vita sua né si è mai lavato nemmeno un paio di calzini, non parliamo di stenderli; non ha bambini, perché un bambino fino a 3-4 anni oltre ad avere paura di salire e scendere ne è fisicamente impossibilitato, ma già a partire dai 5-6 anni si ammazza; non ha mai pulito un bagno e la sua esperienza di cucina consiste nel farsi una tisana o nello stappare una bottiglia o una lattina; probabilmente possiede un guardaroba da paura, ma da un’altra parte.

 

Se inoltre sia ecologica non sappiamo, bisognerebbe vedere la specifica dei materiali, specialmente sotto il profilo termico per sapere con quali materiali, e quanto prestazionali, sia stata progettata la coibentazione . Ergonomica assolutamente non è per la presenza di spazi eccessivamente ridotti, nicchie e spigoli. Non ci pare neppure sana per la monoesposizione, per il rapporto aeroilluminante della zona notte e per l’impossibilità di sfogare fumi e condensa dell’eventuale attività di cucina, che in breve impesterebbero tutto l’oggetto, pardon la casa, rendendola a nostro parere un rottame ben prima che sia trascorso un quinquennio.

 

28.000 Dollari canadesi non sono affatto un microprezzo ma un prezzo folle e l’unità non possiede neppure le caratteristiche per poter essere utilizzata come alloggio temporaneo in caso di accidenti o calamità naturali. Un giornale locale, il Province di Vancouver, così titola la notizia: Vancouver company wants to squeeze you into 100-square-foot micro-homes.

 

Kryptoslife - Nomad 002

 

Per fare un paragone automobilistico posso anche acquistare una spider, ma non devo pretendere di trasportarci la piattaia della nonna o le cassette di pomodori.

 

Con l’equivalente di 25.000 C$, che al cambio di ieri (fonte: Il Sole 24 Ore) assommano a € 17.761,25 posso acquistare una casa come quelle che proponiamo nelle immagini a corredo e fornirla della necessaria impiantistica.
Chiariamo un concetto: chi pensa ad una casa ad una casa ecologica ed a risparmio energetico non dovrebbe pensare in termini di pochi €/mq. L’eliminazione dei ponti termici, l’utilizzo di materiali biologici, serramenti isolati, vetri a bassa trasmittanza, cappotti e coibentazione di adeguato spessore, montaggi accurati, impianti raffinati, soluzioni tecnico-costruttive innovative costa. Una casa ecologica in legno permette di abbattere i costi energetici e soprattutto è sorprendentemente piacevole da abitare, non solo come casa per le vacanze.

 

Una casa in legno, a parità di volumetria, costa meno dell’equivalente tradizionale in muratura, perchè i costi di realizzazione sono inferiori del 30-40%, è più veloce da realizzare, mediamente nell’ordine del 40-70% ed è infine garantita per durare 30 anni invece dei 10 tradizionali. I costi di manutenzione, infine, sono decisamente inferiori.

 

Ma, per chi guarda prevalentemente all’aspetto economico, una casa prefabbricata in legno non conviene per edifici di metrature inferiori ai 60mq in ragione dei costi fissi di realizzazione che rendono meno convenienti le abitazioni piccole.
La casetta in legno illustrata a sinistra nell’immagine sopra riportata è divisa in 3 vani ed un portico, con spessore delle pareti 58 mm, può essere utilizzata come casa per ospiti, casetta da giardino, sala giochi, sala fitness e grazie allo spessore delle pareti in legno garantisce un’ ottimo isolamento termico ed acustico. Ed al prezzo di € 7.800 esclusi ovviamente i mezzi di scarico e sollevamento, il basamento in cemento, gli impianti elettrico ed idrico-sanitario, le canne fumarie permette di avere un soggiorno/cucina di 20mq, un bagno di 2,2mq ed una stanza da letto di 17mq.

 

Kryptoslife - Casette LegnoNaturalmente non è nostro intento pubblicizzare alcun costruttore: una ricerca sul Web può fornire una messe copiosa di soluzioni.

L’acqua verde di St. Marcel

Grazie a James Watt i primi sbuffi di vapore annunciavano la rivoluzione industriale mentre le prime colonie ammericane dichiararono l’Indipendenza. Allora fu tutto chiaro: sul Secolo dei Lumi stava per abbattersi la rivoluzione francese. In quegli anni un certo Saint Martin de La Motte, nobile membro dell’Académie Royale des Sciences, compì una ricognizione naturalistica in Valle d’Aosta, e gli accadde così di studiare nel vallone di Saint Marcelun fenomeno naturale detto de l’l’Éve-verta , in patois l’acqua verde, chiamata fontaine verte a causa del colore del suo deposito composto in gran parte da rame mineralizzato all’aria.

 

Eva Verda Kryptos

 

Riferì, lo studioso, che rimase estasiato dal colpo d’occhio offerto da vallone: “non credo che una natura così feconda e varia possa offrire uno spettacolo più gradevole, l’entrata del vallone è molto stretta e montagne si innalzano su ogni lato, cascate d’acqua riempiono di terrore al rumore che fanno, ma tra tutto questo spicca questa sorgente che pare di smeraldo, soprattutto quando il sole la illumina con i suoi raggi.

 

Essa sgorga tra due montagne molto elevate, che formano un vallone laterale alla valle centrale: queste montagne sono in parte calcaree e in parte scistose; quella che si trova sulla destra della fontana è in gran parte composta da mica riempita di granati; vi ho trovato anche delle tracce di schorl con granati. In cima alla montagna si trova una miniera di rame attualmente sfruttata e che viene chiamata filon de Molère; questa miniera, così come il resto della montagna, è ricco in granati; sarebbe auspicabile che lo fosse altrettanto in rame.

 

La fonte sgorga da una grande roccia calcarea che sembra essersi staccata dall’alto della montagna ed ha coperto una parte del letto della fonte stessa; l’acqua uscendo crea un volume del diametro di poco più di 30 cm (le unità di misura sono riferite al Système international d’unités codificato a partire dal 1889, NdA). Essa si estende per 2 – 2,5 metri nei punti più larghi e dopo aver percorso circa 300 metri tra le rocce e attraversato pendii scoscesi, si perde nel torrente del vallone di Saint – Marcel, da cui prende il nome.

 

Il legno, le pietre, il muschio, tutto ciò che viene bagnato da quest’acqua è coperto da uno strato di terra verde, dove più e dove meno, a seconda che l’acqua scorra più o meno rapidamente; si nota la colorazione verde persino nei punti in cui l’acqua fa mulinello e si crea la schiuma, ma di colore meno intenso.”

 

Interpellati in proposito, gli abitanti del posto dichiararono che nel periodo del disgelo l’acqua era più sporca del solito, ma la portata era sempre costante. Relativamente alla qualità dell’acqua, la gente credeva che fosse nociva per gli animali poiché non cercavano mai di berne, ma forse la ragione era dovuta alla temperatura: lo studioso stimò che in acqua fosse 4,5°C contro una esterna di 12°C.

 

Kryptos - Acque verdi

 

Egli rilevò altresì come l’acqua non fosse né acida né alcalina, non contenesse alcuna sostanza metallica bensì acido vitriolico, terra calcarea, terra magnesiaca ed argilla. Analizzando il deposito lasciato sulle rocce questo risultò composto da una parte estrattiva vegetale, accidentale in quanto dipendente dalle piante che l’acqua incontrava al suo passaggio, circa 1/3 di rame, 1/5 di argilla, 1/10 di terra silicea ed una modesta quantità di terra calcarea.

 

La relazione del conte Saint Martin de La Motte offre altri spunti. Partendo dall’esistenza di una miniera di rame nella parte alta della montagna, al tempo in fase di sfruttamento unitamente a quelle di ferro prevalentemente per approvvigionare gli arsenali sabaudi, dalla quale sgorgava la sorgente dell’acqua verde. Questa miniera, sfruttata già ai tempi dei Romani, non è un semplice filone che segue la stratificazione della montagna, com’erano le miniere di La Thuile, Cogne o altre, ma una vera montagna di rame e pirite rameica coperta da roccia di diverso genere.

 

Se la sorgente origina dall’interno della montagna il flusso idrico potrebbe attraversare banchi di minerale decomposto trascinando materiali per forza meccanica. Lo studioso annotò come inizialmente ritenne che il deposito fosse dovuto ad efflorescenza delle pietre erose dall’acqua, ma presto comprese come le particelle di rame, più pesanti, precipitassero in funzione della forza trascinante impressa dall’acqua. Osservò altresì come fosse possibile che le particelle venissero trasportate solamente in determinati periodi dell’anno, per esempio durante lo scioglimento delle nevi.

 

Salendo lungo il vallone, in località Laveyc o Éve-verta (in patois valdostano Acqua verde) a circa 1290 metri di altitudine, si incontra una sorgente di acque turchesi, la cui colorazione dà il nome al luogo: la particolarità dell’ Éve-verta, ricca di sali di rame, è proprio quella di colorare pietre, terra e muschi su cui scorre depositandovi una patina di quel minerale oggi noto come woodwardite poiché prende il nome Samuel Pickworth Woodward, il naturalista e geologo inglese che la studiò in Cornovaglia determinandone la formula chimica Cu1-xAlx(OH)2[SO4]x/2·NH2O. La woordwardite è diffusa in Tasmania, Tirolo, Nuova Scozia, Boemia, Alsazia, Baden-Württemberg e Westfalia e, in Italia, oltre che in Valle d’Aosta, in Sardegna, Trentino, Toscana e Veneto.

 

Resterebbe da stabilire, cosa che ancora oggi nessuno ha fatto, quali possano essere le eventuali proprietà curative di quest’acqua che, in ogni caso, è una meraviglia da vedere: il ruscello, il suo fondo, le rocce, le pietre, il legno, il terreno coperti da una sostanza che presenta tutte le sfumature tra il verde ed il blu. Tutto ciò che è sommerso appare di un bel blu cielo, ciò che è parzialmente bagnato è verde, mentre ciò che è asciutto è d’un blu cielo pallido. Lo stesso ruscello scorre su di un fondo colorato.

 

Ma la sorgente di acqua verde non esaurisce le attrattive di Saint Marcel che, percorrendo l’autostrada e vedendolo di sfuggita, lassù in alto sulla destra orografica della Dora Baltea, nessuno si immaginerebbe che meriti più di un’occhiata distratta…
In realtà il paese, abitato fin dalla preistoria e che in alcune frazioni conserva numerose incisioni rupestri, oltre ad essere molto gradevole, offre prosciutti crudi da urlo, aromatizzati con erbe di montagna ed anticamente preparati con carne d’orso. Il clima asciutto e ventilato ne permette una stagionatura ottimale e se la loro storia si perde lontano nel tempo, l’esistenza ufficiale è comprovata da affreschi risalenti al XV e XVI secolo che li ritraggono.

 

Naturalmente, a Saint Marcel non poteva mancare un un castello. Uno dei tanti, bellissimi, che costellano la Valle d’Aosta. Questo, detto a monoblocco a definire l’ultima fase evolutiva del castello medievale quando i manieri da semplici fortezze iniziano a trasformarsi in residenze, presenta una costruzione quadrata ed una successiva rettangolare scandite dall’immancabile torre.
Eretto nel villaggio di Surpian ad opera di Giacomo di Challant verso il 1500 ampliando una preesistente casa forte, il castello è inquadrabile tra le installazioni che permettevano di controllare il fondovalle. E, come in ogni castello che si rispetti, non possono mancarvi i fantasmi.

 

Ma non è finita. Tra le attrattive di Saint Marcel vi sono, situati nella parte alta del vallone, i giacimenti manganesiferi di Praborna, a 1900 metri di altitudine e quelli ferrosi-cupriferi di Servette e Chuc, che fanno parte di un complesso minerario noto e sfruttato intensamente nei secoli passati ed oggi abbandonato. Le tracce delle attività estrattive industriali sono ancora visibili lungo i sentieri, nei boschi e nelle antiche gallerie parzialmente crollate e coperte di vegetazione, costituendo oggi un patrimonio di archeologia industriale meta di numerosi turisti.
Saint Marcel, il cui vallone ospita rare varietà floristiche, fa infine parte della Riserva Naturale Les Îles, una zona umida vicino alla Dora istituita nel 1995 e che comprende anche i territori di Brissogne, Nus e Quart.

 

Disegno St. Marcel Kryptos

Monte Prat, l’albergo diffuso sull’altipiano di Forgaria

L’altipiano di Monte Prat si sviluppa nel cuore del Friuli ad un’altitudine media di 800 metri su un incantevole balcone naturale e consiste in una una distesa verde di prati e borghi rurali ristrutturati dove si trovano le case dell’Albergo Diffuso.
L’altipiano è raggiungibile da Majano o da San Daniele del Friuli seguendo le indicazioni per Forgaria ed attraversando il fiume Tagliamento sul ponte di Cornino. Giunti alla frazione di Grap ci si ritrova in piazza Julia dove si può parcheggiare l’auto per proseguire a piedi mentre su tutto vigila lo sguardo attento del grifone, maestoso nel suo volo.

 

Kryptos - Monteprat - Cartografia

 

L’albergo diffuso Forgaria Monte Prat nacque nel maggio 2003 da un’idea sorta spontaneamente tra alcuni compaesani. I fabbricati che si trovavano sull’altipiano, il più antico dei quali risale all’anno 1775, e che fungevano da residenza estiva erano prevalentemente rurali, con la stalla sotto e l’abitazione al piano superiore, tutti costruiti in pietra locale per ospitare bestiame e popolazione che, all’inizio dell’estate e sino ad autunno inoltrato, si trasferiva sull’altipiano.

 

Come in tante altre località montane, negli anni ’50 del secolo scorso con l’avvento delle prime industrie, abitudini ed economia locali mutarono e l’altipiano di Monte si spopolò. Il terremoto del 1976 portò all’abbandono quasi totale del promontorio. Quando si riprese a ristrutturare ed edificare sull’altipiano di Monte Prat, la popolazione si rese conto dell’importanza della tipicità dei fabbricati, che vennero adeguatamente censiti. Venne creato il Parco di conservazione di Monte Prat e, grazie ad un piano regolatore lungimirante, vennero stabilite direttive chiare sulle caratteristiche che dovevano e devono tuttora avere le case edificate e ristrutturate. Tant’è vero che, a tutt’oggi, la pietra locale caratteristica deve essere presente nella totalità degli edifici o almeno in buona parte.

 

Kryptos - Monteprat - Autunno

 

In questo contesto e con queste rigorose premesse, tipiche della mentalità friulana che, quando decide una cosa, non ammette deroghe, è nato l’Albergo Diffuso Forgaria Monte Prat, disteso ai piedi del maestoso Monte Cuar, ricercata meta di un turismo escursionistico sempre più esigente.

 

Le antiche case della transumanza, isolate o inserite in microborghi rurali e ristrutturate rispettando la tipologia tradizionale della seconda metà dell’800, si presentano in spazi intervallati da prati e radure boschive, uniti tra loro da sentieri secolari.
L’ospite gode completamente della casa, in un luogo dove rigenerare corpo e mente in un ambiente sicuro adatto anche ai bambini più piccoli. Ogni casa è unica, incorniciata da uno splendido paesaggio che muta il suo aspetto con il cambiare delle stagioni.

 

 

 

Kryptos - Monteprat - Altopiano Forgaria

Vallesanta, l’ecovillaggio progettato per elevare la qualità della vita

Vallesanta, immersa nella Foresta Casentinese a 750 metri di altitudine nel cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo e sulla strada che collega il Monastero di Camaldoli ed il Santuario della Verna, è una frazione dell’abitato di Corezzo, un borgo che durante i mesi invernali conta solo poche decine di abitanti, ma che in estate si risveglia arrivando ad ospitarne diverse centinaia.

 

Anche questo luogo ha subito il destino che, dal dopoguerra, ha accomunato numerose località di montagna: progressivo spopolamento in ragione dei mutamenti sociali dovuti al passaggio dalla civiltà agro-pastorale a quella industriale, terreni agricoli abbandonati, indebolimento del tessuto sociale.

 

Vallesanta - Collocazione geografica

 

Lo scenario che avevamo descritto nell’articolo Cohousing rurale montano e salvaguardia del territorio pubblicato in queste pagine il 14 giugno scorso: e quindi scuole dismesse e negozi chiusi, nessun servizio e, inevitabilmente, il disgregarsi della comunità locale superstite.
Fortunatamente alcune persone sensibili alla storia del territorio, inizialmente per aggregazione spontanea e successivamente dandosi una denominazione, uno statuto, un regolamento ed un progetto, hanno pensato a come fare per riportare nuovi abitanti in questa zona montana, creando stimoli ed opportunità concrete per famiglie e singoli motivati a stabilirvisi, portando nuova linfa e nuove prospettive per un futuro vivibile. Badando bene a non correre il rischio di creare un museo all’aperto o un borgo della ruralità intellettuale da salotto.

 

Appurata l’esistenza di un crescente interesse da parte di altre persone ecologicamente e socialmente motivate a tornare a vivere in zone ormai abbandonate e selvagge, con l’intento e la capacità di recuperare un territorio di elevato valore ambientale e paesaggistico, si sono dati da fare. E qui, giusto per non dilungarci, preferiamo ricorrere ad un’ulteriore autocitazione: Perché vivere in un ecovillaggio, articolo da noi pubblicato in questo sito il 23 giugno scorso.

 

Vallesanta - Borgo

 

Le disponibilità finanziarie erano modeste ma grazie alla Regione Toscana qualche finanziamento è arrivato. Il Decreto Regionale 51/2004 prevede infatti agevolazioni per l’attuazione di interventi nel campo di bioarchitettura e bioedilizia, concorrendo per una disponibilità complessiva di 13 milioni di Euro alla realizzazione di interventi riferiti ad organismi abitativi con caratteristiche di sostenibilità ambientale e che favoriscano le relazioni umane e sociali. La norma risale a nove anni fa, ma sappiamo come le regioni Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana siano state pioniere sotto il profilo legislativo, tant’è che la disposizione legislativa prevede persino l’autocostruzione.

 

Alta qualità del vivere, e politica del fare, del rimboccarsi le maniche. Di case abbandonate nei boschi non ne mancano e allora si progetta un futuro sostenibile, fatto anche per famiglie con bambini. Il progetto del Villaggio Ecologico in Vallesanta cerca quindi di realizzare un’offerta accessibile e attraente per chi è intenzionato a stabilirvisi, creandosi un’abitazione sana ed economica e occupazioni legate al territorio.

 

Nelle intenzioni dei suoi promotori l’ecovillaggio non sarà un’enclave isolata, ma collaborerà con persone, associazioni, enti e istituzioni a livello locale, nazionale e internazionale. A livello locale esistono già da diversi anni collaborazioni con l’Amministrazione Comunale di Chiusi della Verna, con le Pro-Loco della zona, con l’Ecomuseo del Casentino e con associazioni presenti sul territorio, nell’intento di creare sinergie utili a sostenere la qualità del vivere in una zona marginalizzata.

 

Particolarmente intenso è il legame con la piccola scuola di Corezzo, grazie alla quale negli anni diverse famiglie hanno deciso di insediarsi nella zona, e con la quale sono state realizzate varie iniziative di carattere culturale e ambientale. Inoltre l’arrivo recente di alcune famiglie richiamate dal progetto dell’ecovillaggio ha permesso di allontanare la minaccia di chiusura della scuola.
Il progetto è sin dall’inizio animato dall’intento di realizzare abitazioni a minimo impatto ambientale, utilizzando materiali locali, naturali, biodegradabili – legno, paglia, terra – e per quanto possibile di recupero, per ottenere case veramente ecologiche e che rispondano a criteri di alta efficienza energetica, obiettivo decisamente difficile e costoso da ottenere nelle vecchie case in pietra.
Le abitazioni saranno armoniosamente inserite nel paesaggio, quasi a confondersi in esso, ma al tempo stesso raggruppate intorno a spazi comuni finalizzati a creare una tipologia di insediamento che risponda a uno stile abitativo frutto di un approccio rispettoso dell’ambiente, della socialità, della condivisone. E dell’autocostruzione, obiettivo da realizzare nel modo più ampio possibile nel rispetto delle vigenti leggi in materia.

 

La vicinanza all’abitato di Corezzo è chiaramente considerata una risorsa per consentire l’integrazione con la comunità locale preesistente e per la fruizione di servizi come scuola, negozi, mezzi pubblici, ambulatorio medico.

 

L’inizio dei lavori è ormai prossimo e il Comitato per la realizzazione del villaggio cerca nuovi aderenti, facendo sapere che ogni nucleo familiare che intendesse aderire all’iniziativa potrà beneficiare di un contributo fino a 35.000 euro, finalizzato all’autocostruzione partecipata della propria abitazione.

 

Il progetto prevede la realizzazione di 14 unità abitative autonome, 8 delle quali da terminare entro giugno 2016, provviste di sala polivalente, officina ofalegnameria, lavatoio, orti comuni, frutteto. E’ prevista la gestione condivisa e responsabile dell’acqua e delle fonti energetiche.

 

Vallesanta - Area di progetto

 

 Il Comitato rende noto che aderire al progetto significa prendere parte ad un percorso di costruzione di fiducia reciproca. Per tale ragione l’adesione è subordinata ad un periodo di conoscenza ed all’accettazione degli attuali aderenti. Per consentire la partecipazione al Bando tutti gli aderenti versano inoltre una quota paritaria di 15.000 Euro per nucleo famigliare, in parte investiti come partecipazione alla Cooperativa ed in parte per la realizzazione delle case, anche attraverso lo svolgimento di attività lavorative comuni.